Il diritto allo studio: Governi a confronto

A colloquio con Salvatore Nocera su integrazione scolastica e dintorni.

Approfondiamo i temi delle politiche per l’integrazione scolastica con Salvatore Nocera, una delle persone più competenti ed autorevoli su questi aspetti. Già noto anche ai Lettori di Mobilità, Nocera è il vicepresidente della Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap. In questi anni non si è limitato ad osservare attentamente, ma è anche stato artefice di tutte le più rilevanti proposte della FISH in materia di diritto allo studio. Gli porgiamo alcune domande.

Negli ultimi 10 anni si sono succedute tre legislature, sette governi, tre maggioranze. Nell’ambito delle politiche per l’integrazione scolastica che cos’hanno avuto in comune?
Nella Legislatura dal 1996 al 2000 si è positivamente promossa la politica del riconoscimento dei diritti e della precisazione delle competenze fra diverse istituzioni.
Si pensi alla Legge 59/1997 sull’introduzione dell’autonomia scolastica che è stata costituzionalizzata con la Legge 3 del 2001. E poi conseguenti atti applicativi, fra cui il DPR 275/99 che ha espressamente previsto i diritti all’integrazione scolastica ai sensi della Legge 104/1992.
Si pensi alla Legge 162/1998 sul diritto alla vita indipendente o si ricordi la Legge 17/1999 sull’integrazione all’Università. E ancora: la Legge 62/2000 sul diritto all’integrazione anche nelle scuole paritarie e la Legge 69 del 2000 sull’incremento di finanziamenti per progetti locali d’integrazione scolastica.

Bravo il primo Centrosinistra, allora?
Con qualche ombra… è stato proprio quel Centrosinistra che ha varato l’articolo 40, comma 1 della Legge 449/97 che ha fissato il criterio di un posto ogni 138 alunni (disabili e non) per la formulazione degli organici di diritto, rapporto risultato del tutto irrealistico, che ha creato il 50% di posti di sostegno in organico di fatto con le deroghe. Tale criterio è stato abbandonato dalle finanziarie del Governo di Centrosinistra, e recentemente è decaduto con la Legge 296 del 2006 e 244 dell’anno dopo.

Nel frattempo c’è stato un Governo di Centrodestra, con la Moratti Ministro. Che è successo?
Il Governo di Centrodestra con la riforma della scuola (Legge 53 del 2003) e gli atti applicativi, ha espressamente riconosciuto il diritto all’integrazione scolastica ai sensi della Legge 104/92. Non si è però preoccupato di far rispettare tale diritto, dove veniva violato, malgrado numerose segnalazioni e proteste delle associazioni, specie aderenti alla FISH.
Ha inoltre introdotto con l’art. 35, comma 7 della Finanziaria per il 2003 (Legge 289/2002) un nuovo criterio di accertamento collegiale della disabilità, al fine di ridurre il numero delle certificazioni.

Però poi non ha emanato il relativo decreto applicativo…
Non è esatto. L’ha emanato – a fine legislatura – ma non l’ha pubblicato. Ci ha pensato il nuovo Governo di Centrosinistra, con il DPCM 185 del 2006. Nel bene e nel male…

Nel bene e nel male?
Sì. Per mancanza di direttive governative, quella norma ha creato disastri nelle Regioni, ognuna delle quali ha operato nei modi più diversi, violando il principio di livelli essenziali di una prestazione sanitaria in funzione scolastica.

E arriviamo, quindi, al secondo Governo Prodi…
L’ultimo Governo ha disatteso le numerose richieste delle associazioni, avanzate già al precedente Governo e Ministro della Pubblica istruzione. In questo non si è distinto da quello precedente.
Aveva lanciato un buon programma di formazione in servizio dei docenti curricolari, denominato I CARE, con un investimento di oltre sei milioni di euro, riguardante oltre 1.700 scuole (circa un quinto delle scuole italiane). Non ha però resa obbligatoria la partecipazione dei docenti curricolari di tali scuole al progetto, sprecando così un’immensa opportunità e ricchezza.
Ha inoltre completato il progetto di consulenza capillare nelle scuole sulle nuove tecnologie per l’integrazione scolastica, avviato dal precedente Governo di Centrodestra.

La diamo una pagella? O dobbiamo ricorrere ai crediti formativi?
Soppesiamo i fatti. Dopo un periodo di forte attenzione dal 1996 al 2000, i Governi e le maggioranze che si sono succeduti hanno trascurato nei fatti l’integrazione scolastica, ignorando totalmente o quasi le richieste delle associazioni aderenti alla FISH, contenute nel documento in 18 punti “Linee d’azione per l’integrazione scolastica dei gravissimi”, ripetutamente inviato ai due Governi e Ministri della Pubblica istruzione.
Entrambi i due ultimi Governi hanno visto il processo d’integrazione esclusivamente sotto il profilo della spesa pubblica, senza alcuna considerazione degli aspetti di qualità della stessa e di tutela dei diritti. Anzi, l’ultimo Governo con la Circolare Ministeriale n. 19/2007 aveva, sempre per motivi finanziari, innalzato improvvidamente il numero massimo degli alunni nelle classi frequentate da alunni con disabilità, ritornando sui suoi passi con la Circolare 19 del 2008, a seguito di durissime critiche delle associazioni aderenti alla FISH e ad una sentenza del TAR Lazio.
La distrazione dei due Governi sull’integrazione scolastica è stata tale da non aver vigilato sulla correttezza nell’autorizzazione di corsi di specializzazione per il sostegno a soggetti privati ed alle Università, senza intervenire in modi urgenti per revocare autorizzazioni assurde come quella rilasciata dal Ministero dell’Università, qualche mese fa, alla SSIS dell’Università di Venezia di un corso on line per 1.350 posti di sostegno, che ancora, malgrado le vibrate proteste della FISH e di altre organizzazioni, non viene revocata.

Ma è per questo motivo che si segnala un aumento dei ricorsi da parte dei genitori alla giustizia amministrativa?
In effetti l’unico reale segno di cambiamento è l’attenzione della Magistratura per i diritti violati dei disabili: è intervenuta con oltre mille sentenze per aumentare le ore di sostegno, a causa della mancata preparazione e collaborazione dei docenti curricolari.

Ma non c’è proprio altra soluzione che andare dal giudice?
I genitori sono stanchi di vedere i loro figlioli abbandonati a se stessi o peggio rimandati a casa, quando manca l’insegnante di sostegno o le sue ore sono inferiori al monte ore settimanali di lezione per la classe. E ciò è avvenuto, perché la mancanza di formazione obbligatoria iniziale ed in servizio dei docenti curricolari ha fatto sì che l’integrazione venisse delegata ai soli docenti di sostegno, con palese snaturamento della filosofia e della prassi dell’integrazione scolastica dei primi decenni a partire dalla fine degli anni Sessanta.

Ci viene da sospettare che l’aumento di questo contenzioso derivi da un ritardo o da un’assenza del Legislatore. È una riflessione giusta o c’è dell’altro?
No, non c’è altro: c’è solo il quasi totale disinteresse per le problematiche dell’integrazione scolastica delle persone con disabilità, ritenute ormai superate dalle molte buone norme emanate e sotto la pressione di problemi urgenti quali l’integrazione degli stranieri, il bullismo ed i tagli alla spesa pubblica.

Che futuro ci riserva la politica?
C’è un pericolosissimo declino di attenzione! Nei programmi dei partiti per la prossima competizione elettorale non vi è traccia alcuna dell’integrazione scolastica, neppure sotto il profilo del taglio della spesa pubblica, che ormai viene considerata improduttiva per questo processo e quindi ormai a regime ordinario ed automatico.