Deroghe alle volumetrie previste dagli strumenti urbanistici:
norma innovativa della Regione Veneto

La nota Legge 13 del 1989 ha previsto alcune, minime davvero, facilitazioni per le persone con disabilità che debbano intervenire su edifici esistenti per renderli fruibili alle proprie necessità. Non ci riferiamo ai contributi pubblici vergognosamente assenti ormai da alcuni anni, quanto piuttosto a quelle disposizioni che consentono di apportare interventi minimi negli spazi comuni dei condomini e di derogare, in casi pur limitati ed eccezionali, dalle distanze di confine. La Legge 13 è però molto limitata rispetto alle reali esigenze delle famiglie in cui siano presenti persone con disabilità. Il Legislatore ha evidentemente considerato solo ipotesi di interventi "semplici" quali la realizzazione di ascensori magari esterni, rampe e poco di più. Non ha valutato le ipotesi in cui la famiglia, per poter veramente rendere fruibile la propria abitazione debba ampliarla.

Gli ampliamenti sono sempre disciplinati dai regolamenti edilizi approvati da ciascun comune che generalmente non ammettono aumenti di cubatura se non in casi del tutto eccezionali fra i quali non sono contemplate le esigenze delle persone anziane o con disabilità. Un esempio per essere più chiari: un nucleo familiare ha necessità di realizzare una camera e un servizio a piano terra come unica soluzione per poter consentire al proprio congiunto disabile di poter rimanere in quell'abitazione. Se il regolamento edilizio comunale non lo ammette, fino ad oggi la deroga difficilmente veniva concessa.

La deroga
Un segnale innovativo proviene dalla recente Legge n. 7 approvata il 4 aprile 2003 dal Consiglio regionale del Veneto (pubblicata nel Bollettino Ufficiale Regionale n. 36/2003).

La norma prevede appunto l'ammissibilità di derogare dalle volumetrie previste dagli indici di zona degli strumenti urbanistici nel caso in cui i beneficiari siano delle persone con handicap grave.

L'aumento massimo, comunque realizzato in aderenza all'edificio esistente, viene concesso nel limite di 120 metri cubici (fanno circa 40 metri quadrati).

Restano ferme le disposizioni a tutela dei beni ambientali e culturali, quelle sulle distanze dalle strade, sulle distanze dai confini e tra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti, nonché gli eventuali vincoli igienico-sanitari che vietano ogni tipo di nuova edificazione

L'iter
Per ottenere la concessione edilizia la domanda deve essere corredata dal certificato di handicap grave (art. 3, comma 3 della Legge 104/1992) con l'indicazione delle condizioni necessarie a garantire il completo soddisfacimento delle esigenze abitative delle persone handicappate. Questa indicazione potrebbe essere di difficile applicazione non esistendo all'interno delle ASL le competenze necessarie per fornire queste indicazioni.

Deve essere poi consegnata, inoltre, una dettagliata relazione a firma di un progettista abilitato, accompagnata da idonea rappresentazione grafica dello stato di fatto, che attesti l'impossibilità tecnica di reperire spazi adeguati nell'ambito dell'edificio di residenza.

Il progetto del nuovo volume deve evidenziare le soluzioni tecniche adottate per il conseguimento delle speciali finalità dell'intervento nel rispetto della normativa vigente.

Una tutela contro gli eventuali abusi è prevista all'atto del rilascio della concessione edilizia: sull'edificazione è previsto un vincolo di durata triennale di non variazione della destinazione d'uso, di non alienazione e non locazione a soggetti non disabili.

(2 maggio 2003)

Carlo Giacobini

(Per gentile concessione della rivista Mobilità - costruire l'autonomia)