Deliberazione della Giunta Regionale – Regione Sardegna 14 maggio 2013, n. 19/44

Regolamento di gestione dei rifiuti urbani e assimilati per i comuni e per gli enti locali attuatori.”

(Pubblicata nel B.U. Sardegna 20 giugno 2013, n. 28, S.S. n. 20)

 

L'Assessore della Difesa dell'Ambiente ricorda che l'elevato livello di complessità raggiunto dalla gestione dei rifiuti negli ultimi anni richiede che dal principio fondamentale, che ispira l'intero apparato normativo, della "gestione integrata dei rifiuti", ossia la necessità di pianificare la vita di un prodotto dalla sua nascita al suo recupero o smaltimento, derivano specifiche responsabilità e attribuzioni agli enti coinvolti.

La pianificazione a livello territoriale, affidata alla Regione, definisce gli obiettivi e le strategie generali da adottare sul territorio per la corretta gestione dei rifiuti e individua gli Enti locali quali responsabili dell'attuazione del servizio di raccolta integrata dei rifiuti.

Le priorità sulle quali si articola la gestione integrata sono:

1. riduzione della produzione e della pericolosità dei rifiuti (principio di prevenzione);

2. attività di recupero di materiali dai rifiuti o dell'allontanamento delle frazioni pericolose che necessitano di adeguate operazioni di separazione alla fonte da parte dei produttori dei rifiuti;

3. attività di trattamento del rifiuto residuale indirizzate prioritariamente verso il recupero di materiali o di energia;

4. smaltimento come ultima opzione, mediante stoccaggio definitivo in discarica delle frazioni di rifiuto non più recuperabili o valorizzabili energeticamente.

Con tali priorità diventa indispensabile attivare sistemi di raccolta differenziata che garantiscano la massima quantità e la migliore qualità dei materiali provenienti dai rifiuti. Tale principio è posto alla base del ciclo integrato nell'intero territorio regionale.

Alle Province è affidato il compito di pianificazione e programmazione, nel proprio territorio, del sistema di raccolta e trasporto dei rifiuti urbani verso il sistema regionale di recupero-smaltimento, compresa l'individuazione degli enti locali aventi funzione specifica di organizzazione e controllo, nonché l'adozione di regolamenti di disciplina della gestione dei rifiuti nel territorio di propria competenza. A tale scopo le province, sulla base di apposite linee guida regionali, predispongono uno schema di "Regolamento di gestione dei rifiuti urbani e assimilati e dei servizi integrativi" da utilizzare come documento-tipo per la redazione del regolamento di cui all'art. 198 del D.Lgs. n. 152/2006 da parte dell'ente locale attuatore.

Ai Comuni, o agli enti locali individuati, è affidata la funzione di organizzazione e controllo del sistema di raccolta e trasporto, compreso l'affidamento della gestione dei servizi.

In tale quadro il "Regolamento di gestione dei rifiuti urbani e assimilati" rappresenta lo strumento che l'ente locale utilizza per recepire i principi, le linee guida e le indicazioni contenute negli atti pianificatori degli enti superiori preposti (Comunità Europea, Stato, Regione, Provincia), adattandoli alle peculiarità specifiche del proprio territorio. Il Regolamento rappresenta inoltre il documento programmatico con il quale l'amministrazione locale definisce gli standard di servizio che intende garantire ai cittadini fissando le regole per la corretta gestione del servizio di igiene urbana.

Il quadro complessivo prevede quindi che il Regolamento costituisca l'attuazione "operativa" delle previsioni del Piano regionale e del Piano provinciale e, a tal fine, dovrà contenere, ai sensi dell'art. 198 del D.Lgs. 152/2006:

1. le misure per assicurare la tutela igienicosanitaria in tutte le fasi della gestione dei rifiuti urbani;

2. le modalità del servizio di raccolta e trasporto dei rifiuti urbani;

3. le modalità del conferimento, della raccolta differenziata e del trasporto dei rifiuti urbani ed assimilati al fine di garantire una distinta gestione delle diverse frazioni di rifiuti e promuovere il recupero degli stessi;

4. le norme atte a garantire una distinta e adeguata gestione dei rifiuti urbani pericolosi e dei rifiuti da esumazione ed estumulazione di cui all'articolo 184, comma 2, lettera f) del D.Lgs. 152/2006;

5. le misure necessarie ad ottimizzare le forme di conferimento, raccolta e trasporto dei rifiuti primari di imballaggio in sinergia con altre frazioni merceologiche, fissando standard minimi da rispettare;

6. le modalità di esecuzione della pesata dei rifiuti urbani prima di inviarli al recupero e allo smaltimento;

7. l'assimilazione, per qualità e quantità, dei rifiuti speciali non pericolosi ai rifiuti urbani, secondo i criteri di cui all'articolo 195, comma 2, lettera e) del D.Lgs. 152/2006, ferme restando le definizioni di cui all'articolo 184, comma 2, lettere c) e d) del medesimo decreto.

Le singole Amministrazioni comunali adotteranno formalmente il regolamento con specifico riferimento ai servizi effettuati sul proprio territorio: esso costituirà parte del contratto di servizio tra l'ente locale stesso e il soggetto gestore del ciclo integrato di raccolta e trasporto dei rifiuti. Per singolo Comune, il regolamento farà riferimento al disciplinare tecnico per l'esecuzione dei servizi di raccolta e trasporto per quanto attiene alle specifiche operative riguardanti:

1. la descrizione dei servizi per i vari settori del territorio comunale;

2. le varie tipologie di utenze servite;

3. le frequenze e le modalità di raccolta da effettuare;

4. le tipologie di mezzi da utilizzare;

5. le attrezzature e le dotazioni strumentali in uso;

6. le indicazioni sulla realizzazione e la gestione degli ecocentri;

7. l'effettuazione di campagne informative;

8. l'esecuzione di servizi di igiene urbana connessi;

9. le penalità per la mancata esecuzione degli obblighi derivanti dall'assunzione dei servizi;

10. l'elenco delle utenze dei "servizi minimi essenziali" specifici del territorio.

A tal proposito l'Assessore della Difesa dell'Ambiente ricorda che al momento dell'approvazione del Piano regionale di gestione dei rifiuti - Sezione rifiuti urbani, avvenuta con la Delib.G.R. n. 73/7 del 20 dicembre 2008, è nata la necessità di fornire alle Province e ai Comuni uno "schema" di regolamento per la gestione dei rifiuti e di inquadrarne il ruolo all'interno dello specifico sistema di gestione regionale. Infatti, nell'ambito della procedura di Valutazione Ambientale Strategica (VAS), il Parere motivato rilasciato dall'autorità competente, il Servizio Sostenibilità Ambientale e Valutazione Impatti (S.A.V.I.) dell'Assessorato della difesa dell'ambiente, con determinazione n. 32113/1187 del 19 dicembre 2008, prescriveva di "prevedere delle linee guida regionali per la redazione del regolamento comunale della gestione dei rifiuti elaborato in conformità a quanto stabilito dall'art. 198 del D.Lgs. 152 del 2006".

 

Al fine di dare attuazione alle prescrizioni e alle disposizioni di legge sopra richiamate l'Assessorato della difesa dell'ambiente ha predisposto un apposito documento con l'apporto sostanziale della SOGESID S.p.A., strumento in house del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (MATTM) e del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT), nell'ambito del progetto per il raggiungimento degli obiettivi di servizio di cui alla delibera CIPE n. 82 del 3 agosto 2007.

Il documento, recante "Regolamento di gestione dei rifiuti urbani e assimilati per i comuni e per gli enti locali attuatori", è stato sottoposto all'attenzione dei competenti uffici delle amministrazioni provinciali ed è stato emendato e perfezionato secondo le indicazioni emerse nel corso di due riunioni convocate presso l'Assessorato della difesa dell'ambiente in data 17.01.13 e 6.03.13, alle quali è stata invitata anche l'Agenzia Regionale per la Protezione dell'Ambiente della Sardegna (A.R.P.A.). Pertanto la versione definitiva deriva da una stesura partecipata e condivisa a livello regionale e potrà essere adottata da ciascuna provincia come documento-tipo per la redazione dei regolamenti di cui all'art. 198 del D.Lgs. 152/2006 da parte dei Comuni della Sardegna.

Pertanto l'Assessore della Difesa dell'Ambiente, al fine di dare attuazione alle disposizioni del Piano regionale di gestione dei rifiuti urbani, propone alla Giunta regionale di approvare uno schema di "regolamento" da adottare da parte delle Province.

La Giunta regionale, condividendo quanto rappresentato e proposto dall'Assessore della Difesa dell'Ambiente, constatato che il Direttore generale dell'Assessorato ha espresso il parere favorevole di legittimità sulla proposta in esame,

Delibera

di approvare il "Regolamento di gestione dei rifiuti urbani e assimilati per i comuni e per gli enti locali attuatori", allegato alla presente deliberazione per farne parte integrante e sostanziale, e di disporne la pubblicazione sul Buras.

 

Allegato

Regolamento di gestione dei rifiuti urbani e assimilati per i comuni e per gli enti locali attuatori

 

TITOLO I

Disposizioni generali

 

Articolo 1 Oggetto e campo di applicazione del Regolamento.

Il presente Regolamento disciplina la gestione integrata dei rifiuti urbani e dei rifiuti assimilati, nonché le attività di igiene urbana, nell'ambito del territorio di ________________, nel rispetto dei principi di efficienza, di efficacia, di economicità, e trasparenza, ai sensi del D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152, e s.s.m.m.i.i..

In particolare stabilisce:

a) le misure per assicurare la tutela igienico-sanitaria in tutte le fasi della gestione dei rifiuti urbani;

b) le modalità del servizio di raccolta e trasporto dei rifiuti urbani;

c) le modalità del conferimento, della raccolta differenziata e del trasporto dei rifiuti urbani ed assimilati al fine di garantire una distinta gestione delle diverse frazioni di rifiuti e promuovere il recupero degli stessi;

d) le norme atte a garantire una distinta ed adeguata gestione dei rifiuti urbani pericolosi e dei rifiuti da esumazione ed estumulazione;

e) le misure necessarie a ottimizzare le forme di conferimento, raccolta e trasporto dei rifiuti primari di imballaggio in sinergia con altre frazioni merceologiche fissando standard minimi da rispettare;

f) le modalità di esecuzione della pesata dei rifiuti urbani prima di inviarli al recupero e allo smaltimento;

g) l'assimilazione per qualità e quantità dei rifiuti speciali non pericolosi ai rifiuti urbani ai fini della raccolta e dello smaltimento;

h) il regime sanzionatorio per le infrazioni al presente Regolamento.

I criteri generali per la determinazione della Tassa sui Rifiuti Solidi Urbani o l'applicazione della tariffa alle singole utenze sono demandati ad altro Regolamento.

 

Articolo 2 Rifiuti esclusi dalla disciplina del Regolamento.

Non rientrano nel campo di applicazione del presente Regolamento:

a) le emissioni costituite da effluenti gassosi emessi nell'atmosfera e il biossido di carbonio catturato e trasportato ai fini dello stoccaggio geologico e stoccato in formazioni geologiche prive di scambio di fluidi con altre formazioni a norma del decreto legislativo di recepimento della direttiva 2009/31/CE in materia di stoccaggio geologico di biossido di carbonio;

b) il terreno (in situ), inclusi il suolo contaminato non scavato e gli edifici collegati permanentemente al terreno, fermo restando quanto previsto dagli articoli 239 e seguenti del D.Lgs. n. 152/2006 relativamente alla bonifica di siti contaminati;

c) il suolo non contaminato e altro materiale allo stato naturale escavato nel corso di attività di costruzione, ove sia certo che esso verrà riutilizzato a fini di costruzione allo stato naturale e nello stesso sito in cui è stato escavato;

d) i rifiuti radioattivi;

e) i materiali esplosivi in disuso;

f) le materie fecali, se non comprese fra i sottoprodotti di origine animale, paglia, sfalci e potature, nonché altro materiale agricolo o forestale naturale non pericoloso utilizzati in agricoltura, nella selvicoltura o per la produzione di energia da tale biomassa mediante processi o metodi che non danneggiano l'ambiente né mettono in pericolo la salute umana;

g) le acque di scarico;

h) i sottoprodotti di origine animale, compresi i prodotti trasformati, contemplati dal regolamento (Ce) n. 1069/2009;

i) le carcasse di animali morti per cause diverse dalla macellazione, compresi gli animali abbattuti per eradicare epizoozie;

l) i rifiuti risultanti dalla prospezione, dall'estrazione, dal trattamento, dall'ammasso di risorse minerali o dallo sfruttamento delle cave, di cui al decreto legislativo 30 maggio 2008, n. 117;

m) i sedimenti spostati all'interno di acque superficiali ai fini della gestione delle acque e dei corsi d'acqua o della prevenzione di inondazioni o della riduzione degli effetti di inondazioni o siccità o ripristino dei suoli se è provato che i sedimenti non sono pericolosi ai sensi della decisione 2000/532/Ce della Commissione del 3 maggio 2000, e successive modificazioni.

 

Articolo 3 Principi generali e finalità.

La gestione dei rifiuti è una attività di pubblico interesse.

Il Regolamento disciplina ai sensi dell'art. 198, comma 2, del D.Lgs. 152/2006 e ss.mm.ii., lo svolgimento dei servizi di gestione dei rifiuti urbani sul territorio comunale.

La gestione dei rifiuti urbani e dei servizi per la tutela igienico-sanitaria dell'ambiente e della cittadinanza, deve:

a) essere ispirata al principio di uguaglianza dei diritti dei cittadini;

b) garantire parità di trattamento a parità di condizioni del servizio prestato;

c) ispirarsi a criteri di obiettività, giustizia ed imparzialità;

d) garantire un'erogazione continua, regolare e senza interruzioni;

e) garantire la partecipazione e l'accesso dei cittadini alla prestazione del servizio ai sensi della normativa vigente.

L'intera gestione dei rifiuti è effettuata con differenziazione dei flussi merceologici, con riferimento specifico ai seguenti criteri:

• evitare ogni danno o pericolo per la salute, l'incolumità, il benessere e la sicurezza della collettività e dei singoli e senza usare procedimenti o metodi che potrebbero recare pregiudizio all'ambiente, assicurando la tutela igienico-sanitaria in tutte le fasi della gestione dei rifiuti urbani;

• determinare le modalità del servizio di raccolta, trasporto e conferimento dei rifiuti urbani con l'osservanza di criteri di economicità ed efficienza, tendenti a riciclare, riutilizzare i rifiuti e recuperare da essi materiale ed energia;

• ottimizzare le forme di conferimento, raccolta e trasporto dei rifiuti di imballaggio primari in sinergia con altre frazioni merceologiche;

• tutelare, in base alla normativa vigente, il paesaggio e i siti di particolare interesse;

• promuovere sistemi tendenti a ridurre la quantità e pericolosità dei rifiuti e tendenti a mantenere i rifiuti separati in "flussi distinti" secondo le categorie merceologiche (carta, vetro, plastica, organico, metalli, ecc.) favorendone così la reimmissione in circolo come materie prime e/o fonti energetiche.

Il ciclo integrato dei rifiuti viene programmato ed effettuato tenuto conto del rapporto tra i costi e i benefici complessivi.

La gestione dei rifiuti deve essere effettuata conformemente ai principi di precauzione, di prevenzione, di sostenibilità, di proporzionalità, di responsabilizzazione e di cooperazione di tutti i soggetti coinvolti nella produzione, nella distribuzione, nell'utilizzo e nel consumo di beni da cui originano i rifiuti, nonché del principio "chi inquina paga". A tal fine la gestione dei rifiuti è effettuata secondo criteri di efficacia, efficienza, economicità, trasparenza, fattibilità tecnica ed economica, nonché nel rispetto delle norme vigenti in materia di partecipazione e di accesso alle informazioni ambientali.

 

Articolo 4 Criteri di priorità nella gestione dei rifiuti.

In riferimento a quanto previsto nell'art. 179 del D.Lgs. n. 152/06 l'Amministrazione, nell'esercizio delle proprie competenze in materia di gestione dei rifiuti, promuove iniziative dirette a rispettare la seguente gerarchia:

a) prevenzione;

b) preparazione per il riutilizzo;

c) riciclaggio;

d) recupero di altro tipo, per esempio il recupero di energia;

e) smaltimento.

In particolare l'Amministrazione promuove:

• lo sviluppo di tecnologie pulite, che permettano un uso più razionale e un maggiore risparmio di risorse naturali;

• la messa a punto tecnica e l'immissione sul mercato di prodotti concepiti in modo da non contribuire o da contribuire il meno possibile, per la loro fabbricazione, il loro uso o il loro smaltimento, ad incrementare la quantità o la nocività dei rifiuti e i rischi di inquinamento;

• lo sviluppo di tecniche appropriate per l'eliminazione di sostanze pericolose contenute nei rifiuti al fine di favorirne il recupero;

• la determinazione di condizioni di appalto che prevedano l'impiego dei materiali recuperati dai rifiuti e di sostanze e oggetti prodotti, anche solo in parte, con materiali recuperati dai rifiuti al fine di favorire il mercato dei materiali medesimi;

• l'impiego dei rifiuti per la produzione di combustibili e il successivo utilizzo e, più in generale, l'impiego dei rifiuti come altro mezzo per produrre energia.

 

(omissis)

 

TITOLO III

Norme relative ai servizi di pulizia del territorio

 

Articolo 30 Definizione.

Per pulizia del territorio si intende l'attività di asportazione dei rifiuti da strade e aree pubbliche, o soggette ad uso pubblico, permanentemente aperte al pubblico accesso.

 

(omissis)

 

Articolo 45 Servizi per i diversamente abili.

L'Amministrazione studia e realizza, sulla base di programmi di verifica delle esigenze dei diversamente abili in relazione ai servizi di gestione dei rifiuti, soluzioni modificative ed integrative dei servizi stessi.

Il gestore del servizio, sulla base dei risultati dei predetti programmi, adotta le soluzioni organizzative e di informazione e sensibilizzazione idonee al soddisfacimento delle esigenze individuate.

 

(omissis)