Circolare - Regione Veneto - 15 ottobre 1990, n. 29

"Indirizzi per l'attuazione delle intese tra Regione e Scuola per l'inserimento degli alunni in disagio-handicap."

(Indirizzata a : Comuni; Unità Socio-sanitarie; Sovrintendente Scolastico interregionale,Venezia; Provveditori agli Studi del Veneto).


Per opportuna e necessaria conoscenza tali intese vengono proposte nell'allegato a) della presente circolare.
Le disposizioni contenute nella circolare n.64/1983 sono integralmente sostituite dalle norme del presente documento.
Appare opportuno,in premessa, evidenziare i criteri guida che sostanziano le intese di cui sopra.

Tali criteri si articolano come segue :
a) il piano socio assistenziale triennale (Lr n.22/1989) costituisce il quadro di riferimento per gli obbiettivi, le strategie e gli interventi socio-educativi-assistenziali;
b) l'assunzione politica del problema della presenza di alunni con disagio e con handicap come condizione sostanziale e insostituibile per la determinazione di iniziative programmatorie e di intervento;
c) il dialogo, la cooperazione e il concorso tra le diverse istituzioni locali e tra queste e la scuola costituiscono il metodo e il criterio fondamentale per la definizione degli interventi di interesse dei destinatari e per la ottimizzazione delle risorse;
d) la funzione di coordinamento delle iniziative operative di programmazione, di intervento e di verifica in attuazione delle intese definite a livello politico; tale funzione non può non rientrare nelle competenze del coordinatore sociale della Ulss.

1 - La programmazione territoriale
I rapporti tra enti locali e scuola in ordine alla creazione di oggettive condizioni idonee alla partecipazione alla vita scolastica di alunni in condizione di disabilità-handicap e di svantaggio sociale sono definiti mediante specifiche azioni di programmazione territoriale.
La programmazione territoriale costituisce una modalità privilegiata per la individuazione e la condivisione di obbiettivi educativi, sociali e di tutela della salute, per la convergenza operativa e organizzativa delle risorse disponibili.
Nell'aspetto formale le programmazioni territoriali si sostanziano nella definizione di reciproci impegni e nella conseguente individuazione dei tempi, delle modalità e delle forme attive degli interventi alla luce delle effettive risorse disponibili.
I soggetti interessati sono, da un lato, i Comuni e le Ulss che agiscono d'intesa; dall'altro i capi di istituto operanti in omogenei ambiti territoriali.


2 - La programmazione territoriale persegue i seguenti obiettivi:
- Individuare i bisogni degli alunni collocati nel contesto ambientale e sociale in relazione agli interventi educativi e socio sanitari offerti.
- Creare le condizioni oggettive (ambientali, strutturali e organizzative) e soggettive adatte alla partecipazione al processo scolastico di tutti gli alunni.
- Definire gli impegni delle istituzioni secondo un criterio di sinergia e di sviluppo dinamico.
- Assicurare all'alunno con disabilità-handicap e alla sua famiglia interventi efficaci, continuativi, omogenei e organici.
- Operare verifiche di efficacia e di efficienza sugli interventi e le azioni intraprese.


3 - Modalità attuative
Per il conseguimento degli obiettivi ora delineati, in attuazione delle indicazioni contenute nel piano sociale 1989-1991 (Lr n. 22/1989), il presente documento propone un modello operativo che si articola in due momenti differenziati e tra loro connessi:
- costituzione di una rete informativa (attività ordinaria);
- definizione di progetti specifici .
La rete informativa consiste in una specifica attività di ricerca e di sistematica raccolta di dati e di elementi informativi riguardanti gli alunni, le strutture, le risorse educative, terapeutiche e assistenziali presenti sul territorio.
Tale complesso informativo sarà necessariamente attivato nell'ambito del settore sociale delle Ulss. La raccolta dei dati avviene mediante la somministrazione ai diversi soggetti istituzionali (Pubblici e Privati) di appositi strumenti di rilevazione definiti, d'intesa, tra il coordinatore sociale e i capi di istituto.
Tale attività, che coinvolge i servizi e gli operatori dei vari livelli istituzionali, sarà verificata e aggiornata annualmente e dovrà altresì fornire la conoscenza dell'azione complessiva dei soggetti coinvolti nella attuazione dei diversi interventi educativi, assistenziali e scolastici a favore dei minori in disagio o disabili. Le risultanze di tale ricerca costituiscono gli elementi fondamentali su cui si basano le determinazioni programmatorie e le scelte operative in ambito scolastico.
Per quanto attiene le iniziative progettuali (progetti obiettivo specifici) si rammenta che essa, in ottemperanza a quanto stabilito nel Piano sociale regionale 1989-1991 (punto 3.2) non può non prescindere dall'articolarsi in tre fasi progressive e interconnesse:
- gli adempimenti relativi alla raccolta complessa e sistematica dei dati (attività ordinaria di cui sopra);
- la realizzazione di un sistema informativo per l'analisi e la rilettura del fenomeno;
- un complessivo sistema di valutazione finalizzato alla assunzione di precise scelte politiche e gestionali.
Tale processualità metodologica si colloca e si sostanzia per il livello istituzionale, all'interno del settore sociale della Ulss.
A tal fine, i capi d'istituto di un ambito territoriale omogeneo, d'intesa tra loro ,comunicano al Sindaco e al Presidente dell'Ulss gli adempimenti di istituto, le scadenze temporali fissate dalla normativa statale, il fabbisogno di interventi e propongono altresì un calendario di massima di incontri al fine di tracciare e definire precise linee di programmazione.

La definizione delle programmazioni territoriali deve essere operata nei tempi utili perchè la scuola possa programmare in condizioni di certezza di supporti e perché gli enti locali possano provvedere alla tempestiva assunzione dei conseguenti provvedimenti amministrativi.
Le intese raggiunte e gli impegni assunti confluiscono per quanto concerne i Comuni e le Ulss nei progetti obiettivo di competenza di cui alla legge regionale n. 55/1982 e al piano sociale 1989/1991 e per la scuola in formali documenti di programmazione scolastica.
In attuazione delle intese di cui sopra il coordinatore sociale dell'Ulss competente promuove e coordina le iniziative atte a coinvolgere operativamente i servizi territoriali socio-sanitari.
L'assunzione delle programmazioni territoriali vincola le parti all'osservanza delle stesse. Eventuali esigenze di variazioni sostanziali devono essere formalmente riconsiderate dalle parti.
La scuola e gli enti concorrenti alla programmazione territoriale definiscono modalità, strumenti e temi per la verifica delle stesse. Le risultanze di tali verifiche, compiute sia in corso di attuazione degli interventi che a conclusione dei programmi, costituiscono il riferimento necessario per la modifica, lo sviluppo di programmi in atto e per l'adozione di nuovi programmi.

4 - Interventi specifici
1) La certificazione
E' un documento rilasciato unicamente per i portatori di disabilità-handicap dalle strutture sanitarie che seguono per finalità terapeutiche o riabilitative l'alunno. Essa è finalizzata a conseguire i benefici di cui alla legge n. 517/1977.La certificazione si sostanzia nella definizione clinica del soggetto: la sua formulazione è coerente con il profilo personale dell'alunno.
La procedura di richiesta della certificazione è avviata formalmente dalla scuola, con il coinvolgimento dei genitori, sulla scorta delle esigenze organizzative e di programmazione definite dal collegio dei docenti o dal consiglio di classe.

2)Il profilo dinamico-funzionale (o diagnosi funzionale)
Riguarda gli alunni con disabilità-handicap e con svantaggio sociale che incontrano persistenti difficoltà di apprendimento e di partecipazione al processo scolastico.
Esso è finalizzato a fornire alla scuola elementi valutativi utili alla predisposizione e alla realizzazione di una programmazione educativa, didattica personalizzata. Il profilo si sostanzia in indicazioni relativamente all'area dell'autonomia soggettiva, all'area della socializzazione e della comunicazione, all'area cognitiva, all'area degli interessi, evidenziando per ciascuna area l'esistenza di problemi specifici e delineando altresì possibili mete da conseguire in ambito educativo e didattico.
Il profilo è il risultato del convergente e del collegiale apporto di operatori dei servizi sanitari, di operatori educativi e sociali, del personale direttivo e docente della scuola, di genitori o tutori dell'alunno costituenti gruppo di lavoro, su convocazione del capo di istituto.
Il profilo è un atto dinamico; esso ha inizio con l'avvio dell'attività terapeutico-riabilitativa o educativa e si sviluppa, in modo mirato, nel periodo di frequenza dell'alunno nella scuola materna.
All'atto della iscrizione alla scuola elementare, alla scuola media e alla scuola superiore detto profilo, aggiornato, viene formalmente affidato alla scuola.
Le verifiche periodiche di parte scolastica o dei servizi ovvero l'insorgenza di situazioni particolari di difficoltà in ordine allo sviluppo dell'alunno interessato e agli aspetti organizzativi e strutturali dei rapporti tra enti locali e scuola rappresentano e di integrazione del profilo.
Per gli alunni con svantaggio sociale tale profilo si sostanzia nella descrizione di situazioni e di comportamento con specifico riguardo alle esigenze dell'alunno.

3) I portatori di disabilità-handicap gravissimi
Le esperienze maturate in questi anni orientano verso la necessità di assicurare particolari forme di supporto intese a produrre effetti positivi in termini di crescita e di evoluzione soggettiva di alunni definiti gravissimi.
La questione esige una appropriata considerazione e valutazione dei diritti soggettivi del minore disabile, delle funzioni scolastiche, delle mete da seguire e delle concrete possibilità di intervento, senza peraltro venire meno all'osservanza dei principi del diritto all'istruzione e del diritto all'integrazione sociale.
Ferma restando la validità di tali principi (peraltro sanciti dalla Costituzione) appare necessario dare rilievo alla componente soggettiva dell'alunno che comunque ha diritto a ottenere prestazioni e condizioni ambientali rapportate alle sue reali potenzialità intellettive, affettive e di relazione.
Ai fini del presente indirizzo, e in via orientativa, è possibile intendere per disabile gravissimo il soggetto che all'età di cinque anni non raggiunge le reazioni circolari di Piaget.
In altri termini il soggetto che presenta una età mentale di un anno di vita. La sperequazione di livelli di partenza con altri alunni, i ritmi e i limiti di apprendimento, le esigenze personali concorrono a orientare le scelte e gli interventi verso forme organizzative diverse dalla mera collocazione in classe ordinaria, sia pure con la dotazione di ogni supporto assistenziale, didattico, strumentale.
Una delle soluzioni possibili sembra essere rappresentata dalla costituzione in taluni ambiti scolastici di unità funzionali complesse (di cui al dpr n. 104/1985) destinate ad accogliere durante ampia parte dell'orario scolastico i soggetti gravissimi in età scolare.
In ogni caso la definizione delle forme di intervento a favore dei gravissimi è materia di specifiche intese tra enti locali e scuola; tali forme vengono definite in base alla incidenza quantitativa e qualitativa del fenomeno in un determinato bacino di utenza e alle risorse strutturali, strumentali e culturali presenti.
La costituzione delle citate unità funzionali complesse comporta l'adozione dei seguenti vincoli:
- l'unità è costituita in ambito scolastico;
- funzionalmente inserita nel contesto della programmazione scolastica del plesso (non si pone in alternativa a momenti didattico-espressivi che possono coinvolgere l'insieme degli alunni);
- diretta e coordinata dal capo di istituto;
- opera sulla base di precisi assunti progettuali definiti d'intesa con i servizi sanitari e sociali del territorio.
L'Ulss e gli enti locali concorrono con specifici supporti (strumenti e operatori) e adeguata consulenza medico-psico-riabilitativa alla realizzazione dei programmi educativi.

4) L'orientamento
E' una condizione che impegna la scuola e gli operatori degli enti locali soprattutto nel periodo di frequenza della scuola media. Esso è finalizzato ad evidenziare ed a esplicitare, anche con attività specifiche di laboratorio, le potenzialità, le attitudini e gli interessi degli alunni. Le risultanze delle attività di orientamento vanno a sostanziare il profilo dell'alunno e rappresentano un'indicazione alla famiglia e agli operatori dei servizi locali per l'appropriata determinazione di scelte da operare in vista del proseguimento degli studi o del collocamento al lavoro.

5 - Ambiti di intervento
- La scuola materna
E' un laboratorio di osservazione e di valutazione delle situazioni di partenza dell'alunno e delle sue potenzialità soggettive in ordine all'apprendimento, alla socializzazione e alla relazione.
Gli operatori dei servizi territoriali, su richiesta del personale scolastico in accordo con i docenti della scuola realizzano momenti di verifica utile a redigere il profilo personale dell'alunno in funzione dell'ingresso alla scuola elementare.
A tal fine l'ente locale concorda con i responsabili della scuola materna privata le modalità e le forme di reciproca collaborazione utile alla realizzazione della programmazione territoriale.

- La scuola elementare
La conoscenza dell'alunno sotto diversi profili rappresenta la condizione di premessa per la corretta programmazione didattica.
Gli apporti strumentali e di consulenza nonché le indicazioni sulle attitudini e sulle potenzialità dell'alunno fornite dagli enti locali devono essere integrati con l'ottimale utilizzo di tutte le risorse della scuola. La gestione didattica di alunni in condizione di disabilità-handicap o di svantaggio sociale non può essere prerogativa di un solo operatore scolastico ma dell'intero plesso che ne assume collegialmente la responsabilità in termini obiettivi, di programmazione e di operatività.

- La scuola media inferiore
E' interessata da un duplice impegno:
a) L'organizzazione delle risorse al fine di consentire all'alunno con disabilità-handicap o svantaggio sociale il massimo profitto in rapporto alle sue potenzialità. Sotto questo profilo possono essere studiati modelli organizzativi particolari integrati e laboratori che all'interno del plesso consentano agli studenti il raggiungimento di mete didattiche particolari e una solida esperienza comunicativa e relazionale.
b) L'orientamento di cui si è esposto in precedenza.

- La scuola media superiore
Le disposizioni contenute nella presente circolare si applicano anche alle scuole medie superiori al fine di garantire la frequenza agli studenti con disabilità-handicap. In tale prospettiva si evidenzia il ruolo determinante dell'azione di orientamento di cui l precedente punto 4.

- La formazione professionale
Alla luce delle risultanze dell'applicazione generalizzata dei nuovi modelli organizzativi e in esito alle indicazioni della sperimentazione attuata nell'ambito della formazione professionale, la Giunta regionale impartisce ai soggetti gestori di centri di formazione professionale e agli enti locali indicazioni orientative circa le modalità di rapporto tra le parti per l'accesso e la frequenza di giovani disabili alla formazione professionale.

6 - La famiglia
Assume un ruolo di primaria importanza in tutto il percorso scolastico e nelle scelte ad esso connesse.
Essa pertanto costantemente coinvolta sia nella fase di raccolta di elementi informativi sull'alunno sia nella determinazione di specifici interventi.
In occasione di tale coinvolgimento gli operatori interessati svolgono anche la funzione di sensibilizzazione, di orientamento e di aiuto psicologico nel superamento di situazioni di tensione interna dovute alla problematicità della gestione in casa dell'alunno disabile o a posizioni pregiudizialmente oppositive alle scelte operate.

Cremonese

 

Condicio - Dati e cifre sulla condizione delle persone con disabilitā
2009 - 2020   HandyLex.org - Tutti i diritti riservati - Riproduzione vietata senza preventiva autorizzazione