Regolamento regionale- Regione Veneto - 17 dicembre 1984, n. 8

"Determinazione degli standards relativi ai servizi sociali, punti 1,2 e 3 dell'articolo 23 della legge regionale 15 dicembre 1982, n.55 "norme per l'esercizio delle funzioni in materia di assistenza sociale". "

(Pubblicato in B.U.R. 21 dicembre 1984 n. 59)

Articolo unico

La regione Veneto in attuazione della legge regionale 15 dicembre 1982, n.55 concernente "Norme per l'esercizio delle funzioni in materia di assistenza sociale" approva, nel testo allegato, il regolamento per la determinazione degli standards relativi ai servizi sociale di cui all'articolo 23 della medesima legge regionale

Determinazione degli standards relativi ai servizi sociali , punti 1, 2 e 3 dell'articolo della legge regionale 15 dicembre 1982 "Norme per l'esercizio delle funzioni in materia di assistenza sociale"

SOMMARIO

A) Età evolutiva
1. Tipologie strutture educative assistenziali
1.1 Centro o servizio di pronta accoglienza
1.2 Gruppo famiglia
1.3 Comunità alloggio
1.4 Comunità terapeutica
1.5 Centro educativo occupazionale diurno
1.6 Centro sociale giovanile
1.7 Istituto educativo assistenziale
1.8 Centri per soggiorni di vacanza
2 Organizzazione e gestione della struttura educativa assistenziale
2.1 Regolamento di funzionamento e prescrizioni di massima
2.2 Il personale
2.3 Responsabile della struttura
2.4 Vigilanza socio-assistenziale
2.5 Assistenza sanitaria e vigilanza igienico-sanitaria
2.6 determinazione delle rette
2.7 Condizioni e modalità di sostegno economico

B) Età adulta
1 Indirizzi generali
1.1 Anziani
1.2 Finalità
1.3 Servizi socio-culturali
1.4 Servizi residenziali
2. Politica dei servizi
3. Corsi di preparazione al pensionamento
4. Declamatoria delle mansioni
5. Standard strutturali dei servizi residenziali per anziani
5.a Casa per anziani autosufficienti
5.b Casa per anziani no autosufficienti
5.c Casa albergo
5.d Centro diurno
5.e Disposizioni tecniche particolari per i servizi residenziali per anziani e per il Centro diurno
6. Standard organizzativi dei servizi residenziali per anziani e del Centro diurno
6.a Standard organizzativi della casa per anziani
6.b Standard organizzativi della casa per anziani non autosufficienti
6.c Standard

C) Servizi e interventi territoriali rivolti alla famiglia o al singolo

C.1 Integrazione con il sanitario
C.2 Organizzazione
C.3 Flessibilità
C.4 Temporaneità
C.5 Complementarietà
C.6 Dinamica del servizio
C.7 Volontariato e vicinato
2. Standard organizzativi dei servizi e interventi

3. Interventi di integrazione economica
4. Interventi per l'abilità degli alloggi
D. Bisogno sociale e territorio
D.1 Rapporto struttura-popolazione
D.2 Rapporto strutture residenziali per anziani/popolazioni
D.3 Modalità di analisi
E. Deroghe

A. ETA' EVOLUTIVA

1.1 Centro o servizio di pronta accoglienza

Definizione e caratteristiche
Il centro o servizio di pronta accoglienza ha la funzione di sopperire con tempestività a situazioni di emergenza che si caratterizzano per un bisogno immediato e temporaneo di ostilità, mantenimento e protezione.
E' funzionalmente collegato con tutte le strutture sociali e sanitarie esistenti sul territorio e deve consentire, con la risposta immediata alla situazione di emergenza, una valutazione della problematica generale dell'utente e l'individuazione delle risposte più adeguate e risolutive della sua situazione.
il centro o servizio di pronta accoglienza si struttura sia in una disponibilità di posti all'interno delle strutture socio-assistenziali con cui è collegato, sia in una sezione apposita inserita in altra struttura.
Sono momenti del servizio:
- l'accoglienza d'urgenza
- l'analisi del caso
- il superamento della fase acuta del problema
- la dimissione o lo smistamento eventuale ad altri servizi

Il centro o servizio di pronta accoglienza è una struttura che, in rapporto alle competenze di cui all'articolo della legge regionale n.55/1982, ai rischi presenti nell'area, all'esigenza della economicità di gestione, può avere u bacino di utenza comunale, dell'Ulss o interzonale.
La permanenza degli ospiti nella struttura non dovrà superare di norma il tempo strettamente necessario per gli accertamenti del caso e per il reperimento delle soluzioni più opportune (massimo 2 mesi)

Destinatari

Il centro o servizio di pronta accoglienza è destinato a soggetti i situazione di emergenza per cause diverse.
Il regolamento di funzionamento del centro o servizio determina le tipologie e modalità di ammissione.

Personale

Il funzionamento del centro di pronta accoglienza è coordinato dal responsabile della struttura in cui è inserito ed assicurato da almeno un addetto.
Il personale può essere adibito alla struttura anche a tempo parziale.
La struttura si avvale, per l'analisi e la verifica del caso e per lo smistamento, delle specifiche équipe del territorio

1.2. Gruppo-famiglia

Definizione e caratteristiche
Il gruppo- famiglia è una struttura educativo-assistenziale destinata ad assicurare il minore privo di ambiente familiare idoneo, temporaneamente e non, il mantenimento, l'educazione, l'istruzione, secondo le indicazioni dell'autorità affidante.
Si caratterizza come modello e punto di riferimento per la ricostruzione di rapporti affettivi parentali e in situazioni di carenza o di disgregazione del nucleo familiare.
Per assolvere al proprio compito la struttura dovrà avere pertanto dimensioni e caratteristiche funzionali e organizzative orientate al modello relazionale della famiglia.
Il gruppo. costituito da 2 educatori, preferibilmente di ambo i sessi e idonei ad assumere ruoli parentali e, al massimo, da 4-5 minori, risiederà in una normale abitazione civile, avvalendosi di tutti i servizi e presidi presenti nel territorio.
Il gruppo- famiglia quale struttura con finalità tutelare , si realizza nell'ambito della disciplina dell'affidamento familiare di cui alla legge n. 184/1983.

Destinatari
Il gruppo- famiglia è destinato ai minori i situazione di carenza familiare.

Personale
il personale deve essere composto preferibilmente da una coppia di coniugi o da due educatori di ambo i sessi.
L'attività degli operatori deve essere libera da ogni rapporto di lavoro dipendente con l'ente affidatario. Si applicano, in quanto compatibili le orme previste per l'affidamento familiare.

1.3 Comunità-alloggio

Definizione e caratteristiche
La comunità-alloggio è una struttura educativo-assistenziale con il compito di sostituire anche temporaneamente il nucleo familiare, qualora questo sia impossibilitato o incapace ad assolvere al proprio compito.
La comunità-alloggio ha la funzione di consentire nei soggetti una maturazione psicologica, relazionale e sociale, i vista del loro reinserimento in famiglia, facendosi carico, al contempo della protezione della salvaguardia nonché degli adempimenti connessi alla particolare condizione e stato giuridico dell'affidato.
Le modalità organizzative ed educative nella comunità-alloggio dovranno mirare al coinvolgimento globale della persona i un progetto di vita e alla convivenza comunitaria.
Ha un bacino di utenza interdisciplinare e può accogliere soggetti è proveniente da comuni circostanti.
Può ospitare, compatibilmente con la capacità alloggiativa, fino ad un numero massimo di 8 soggetti, possibilmente omogenei per classe, età, e problematiche.
Si applicano, in quanto compatibili, le norme previste per l'affidamento familiare.

Destinatari
E' destata, di norma, a soggetti in difficoltà relazionali con la famiglia.

Personale
Nella comunità-alloggio il rapporto educatori-ospiti è di 1 a 2, fino al rapporto massimo da 1 a 4, in relazione all'età e alle caratteristiche degli ospiti.
Per gli interventi specialistici si fa riferimento ai servizi territoriali.

1.4. Comunità terapeutiche

Definizione e caratteristiche
La comunità terapeutica è una struttura residenziale e semiresidenziale con compiti terapeutico-rieducativi finalizzati al reinserimento dell'ospite nella società Si caratterizza come una microsocietà ove la vita comunitaria e le conseguenti dinamiche di gruppo vengono utilizzate per la comprensione e la modifica del comportamento individuale e per lo sviluppo di un personale progetto di vita.
La vita di gruppo all'interno della struttura, comporta, pertanto:
- la condivisione dei momenti più significativi della vita quotidiana
- la possibilità di nuove esperienze occupazionali, di lavoro, di vita, nel rispetto delle inclinazione originali di ciascuno
- la circolazione degli affetti e la messa in comune dei conflitti, tensioni e difficoltà
Il regolamento interno stabilisce le modalità di funzionamento della struttura e in particolare:
- i criteri di ammissione
- la metodologia degli interventi
- la valutazione e la verifica dei piani di trattamento
- i rapporti durante la fase del reinserimento sociale
- i criteri di dimissione
La comunità terapeutica ha, di norma, un bacino di utenza interzonale.

Destinatari
La comunità terapeutica è destinata a soggetti di ambo i sessi con disturbi relazionali, psichici e del comportamento, che necessitano di terapia psico-sociale di gruppo.
Gli ospiti non possono essere più di 15-20 per ciascun gruppo che può essere costituito per omogeneità di disturbi e/o percorsi terapeutici.

Personale
Nella comunità terapeutica il rapporto operatori terapisti e ospiti è di 1 a 3. E' previsto il direttore-coordinatore della comunità e un supervisore per la consulenza
Inoltre altre figure professionali, quali l'analista, il maestro d'arte etc, possono essere a rapporto libero-professionale.

1.5 Centro educativo occupazionale diurno

Definizione e caratteristiche
Il Centro educativo occupazionale è una struttura territoriale, a carattere diurno, che ha la funzione di favorire negli ospiti, con specifiche attività e programmi:
- il mantenimento e lo sviluppo dell'autonomia personale
- relazione interpersonale e sociali con l'ambiente
- il conseguimento di capacità lavorative e la professionalizzazione, in rapporto alle potenzialità e alle attitudini individuali.
Ha un bacino di utenza interdistrettuale ed è inserito nel contesto dei servizi educativi, formativi, socio-sanitari e riabilitativi del territorio, con i quali è funzionalmente collegato
La capacità ricettiva massima è di 30 ospiti, organizzati in gruppi di non più di 10.
Nel Centro educativo occupazionale è previsto il servizio mensa.
A favore degli ospiti è stipulata idonea assicurazione al fine di coprire i rischi da infortuni subiti o provocati ai terzi nell'espletamento dell'attività del centro.

Destinatari

Il Centro educativo occupazionale diurno è destinato a disabili gravi e gravissimi, in età post-scolare, residenti nell'area di pertinenza della struttura.

Personale
Il personale addetto alla funzione educativo-occupazionale deve essere in possesso dei titoli di scuola media superiore; costituisce tritolo preferenziale il possesso di qualifica professionale conseguita con appositi corsi, riconosciuti dallo Stato o dalla Regione.
Il personale addetto alla funzione didattico-pratico manuale, in assenza di titolo di studio o professionali suddetti, deve possedere idonea e documentata professionalità nella materia oggetto di attività.
Costituisce titolo preferenziale l'iscrizione alla camera di commercio, settore industria, artigianato, agricoltura.
Nell'organico del personale deve essere prevista la figura di un coordinatore per ogni gruppo di ospiti e, complessivamente, di un operatore ogni 3 ospiti.

1.6 Centro Sociale Giovanile

Definizione e caratteristiche
Il Centro Sociale giovanile è una struttura territoriale, a dimensione comunale o circoscrizionale, centro di attività e servizi socio-educativi, culturali, ricreativi, sportivi.
Ha la funzione di prevenire e contrastare processi di esclusione dei giovani dall'ambiente di residenza; di favorire la vita di relazione e associativa; di promuovere la partecipazione attiva in programmi e interventi sociali in loro favore.
Il Centro Sociale giovanile è una struttura aperta e flessibile rispetto agli utenti e alle istanze locali.
Opera essenzialmente attraverso attività programmate, raccordate con i programmi e le attività di altri servizi e strutture educative, sociali, culturali, ricreative esistenti nel territorio.
i programmi delle attività saranno inoltre opportunamente divulgati.
Il regolamento interno del Centro Sociale giovanile deve stabilire le modalità di funzionamento e in particolare:
- i criteri di accesso e l'uso della struttura da parte di singoli utenti, di gruppi e di associazioni
- le forme e i momenti di partecipazione degli utenti alla determinazione del programma e del calendario delle attività del centro.
- le modalità di collegamento con gli altri servizi e strutture educative, sociali, culturali del territorio.
- le modalità di partecipazione delle famiglie e delle formazioni sociali nella determinazione degli indirizzi programmatici e organizzativi.

Destinatari
Il Centro Sociale giovanile è rivolto ai giovani, di ambo i sessi, residenti nell'area di pertinenza

Personale
Il personale operante nel Centro Sociale giovanile sarà adeguato all'attività svolta e alla tipologia degli utenti. Il rapporto operatori-utenti e di 1 a 15.
Per ogni attività realizzata nel centro deve essere assicurata la presenza di un responsabile adulto.

1.7 Istituto educativo-assistenziale

Definizioni e caratteristiche

Con il termine istituto educativo assistenziale per minori si indica una struttura a carattere residenziale o diurno-feriale, con funzioni di:
- accoglienza e pronta accoglienza
- mantenimento
- vigilanza o custodia (tutela)
- educazione
- istruzione
I soggetti sono affidati con libera determinazione dei genitori-tutori oppure con provvedimento esecutivo del giudice tutelare o del tribunale dei minorenni.
L'istituto educativo assistenziale garantisce al minore, per il quale non sia possibile un conveniente affidamento familiare o un gruppo famiglia oppure a una comunità alloggio, la sicurezza, la crescita e lo sviluppo psico-affettivo e sociale, in vista del suo reinserimento in famiglia e nella società.
L'istituto educativo assistenziale è una struttura con un bacino di utenza multizonale. la capacità ricettiva non dovrà essere superiore a 50 posti letto.
Negli istituti esistenti di più ampie dimensioni, dovrà essere avviata un'idonea ristrutturazione e riorganizzazione per realizzare sezioni di pronta accoglienza, gruppi famiglia re comunità alloggio.
L'ubicazione e la struttura edilizia dell'istituto dovranno garantire lo svolgimento della vita comunitaria all'interno e di relazione con l'esterno, in armonia con le esigenze dell'età evolutiva. Dovranno essere presenti appositi spazi attrezzati per il soggiorno, l'alimentazione, il riposo, lo studio, la ricreazione, nonché per adeguati servizi generali.
Gli istituti educativo-assistenziali, qualora accolgano minori disabili, devono garantire le prestazioni e i sussidi necessari al trattamento del caso e all'inserimento sociale di tali ospiti.
Al fine dell'integrazione con l'ambiente circostante, sarà assicurato agli ospiti l'utilizzo di strutture scolastiche, sportive, ricreative, sanitarie e ogni altro servizio sul territorio.

Destinatari

Nell'istituto educativo assistenziale trovano temporanea ospitalità i minori, adolescenti, privi di ambiente familiare idoneo. Gli istituti accolgono minori di ambo i sessi. Di norma i minori devono provenire dalla zona circostante ove ha sede l'istituto, salvo diversa prescrizione stabilita dall'autorità affidante.
Eventuali menomazioni fisiche o psichiche del minore non possono costituire causa di esclusione.

Personale
L'organico degli istituti educativo assistenziale specifici per minori dovrà garantire due addetti alla funzione educativa per ogni gruppo costituito da 12-15 minori. Nelle strutture a destinazione mista, per minori normodotati e disabili, i gruppi avranno dimensioni ridotte opportunamente in relazione alla consistenza, tipologia e gravità della menomazione e alla metodologia educativa e rieducativa adottata.
Nelle strutture destinate a minori disabile la funzione educativa è garantita da un addetto ogni 4 ospiti.

Standard strutturali
Agli istituti educativo assistenziale a carattere residenziale, destinati a soggetti disabili gravi e gravissimi, si applicano le prescrizioni previste per le strutture residenziali per anziani non autosufficienti.

1.8 Centri per soggiorno vacanza

Definizioni e caratteristiche
I centri per soggiorni di vacanza di minori sono strutture comunitarie comprendenti:
- le colonie o case vacanza
- i campeggi
- i centri ricreativi a carattere stagionale e diurno

E' compito dei centri di vacanza educare il minore alla vita di comunità, favorirne lo sviluppo e l'espressione delle capacità creative, la conoscenza e il rispetto dell'ambiente, integrando il ruolo formativo della famiglia della scuola.
I programmi di attività e il regolamento di funzionamento devono prevedere adeguate forme di svago e culturali; un'organizzazione improntata all'autodisciplina comunitaria anche attraverso la formazione di gruppi e l'autogestione di attività o servizi.
Il regolamento di funzionamento deve altresì prevedere forme di partecipazione e controllo, da parte della famiglia, nella gestione del soggiorno.
Le strutture per soggiorni di vacanza con pernottamento non possono ospitare più di 80 persone. Sono consentite più sezioni organizzativamente autonome sino a 80 minori ciascuna nell'ambito dello stesso complesso. la struttura dovrà disporre di spazi distinti e attrezzati per l'attività comunitaria, l'alimentazione, il riposo, nonché per i servizi generali. E' d'obbligo la dotazione di appositi locali attrezzati a infermeria e dell'attrezzatura di pronto soccorso.
Per i centri vacanza con pernottamento realizzati con tende possono essere previsti, a cura del settore sanitario competente dell'U.L.S.S., differenti standard rispetto alle strutture, all'approvvigionamento idrico, ai servizi igienici, al sistema di smaltimento dei rifiuti solidi e liquidi, al servizio di pronto soccorso.
La giunta regionale stabilisce annualmente , con apposita circolare, le procedure e le modalità per il rilascio dell'autorizzazione al funzionamento di centri per soggiorni di vacanza a carattere stagionale: colonie, case di vacanza, campeggi.

Destinatari
I centri per soggiorni di vacanza sono destinati a minori di ambo i sessi. Eventuali menomazioni fisiche o psichiche del minore non possono costituire causa di esclusione.

Personale

L'organico del personale educativo dovrà essere tale da assicurare la presenza di almeno una persona per gruppo di 15-20 minori.

2.1 Il regolamento di funzionamento e prescrizioni di massima

L'ente gestore di strutture educativo-assistenziali, ad esclusione dei centri per i soggiorni di vacanza, è tenuto a predisporre un apposito regolamento per il funzionamento della struttura, in relazione alle proprie finalità statutarie e sulla base dei seguenti criteri generali:
a - hanno titolo all'ammissione nella struttura i minori di ambo i sessi in difficoltà familiari e personali residenti nel bacino di utenza della struttura, a prescindere da disabilità psicofisiche;
b - l'ammissione e la dimissione devono essere opportunamente e adeguatamente preparate con la famiglia, l'équipe distrettuale di residenza del minore e l'autorità affidante. Le ammissioni, comportanti il pagamento di una retta di ricovero da parte del Comune o dell'U.L.S.S., devono essere disciplinate mediante stipula di apposita convenzione tra l'ente gestore del servizio e il Comune o l'U.L.S.S. , secondo competenza;
c - finalità e metodi educativi devono essere incentrati sul rispetto dei diritti del soggetto ospite; sulla promozione dello sviluppo della personalità e della socializzazione; su un rapporto educativo il più possibile individualizzato e attento agli spetti affettivi;
d - devono essere agevolati i rapporti tra il soggetto ospite e i genitori e favorito il reinserimento nella famiglia di origine, salvo controindicazioni e diversa determinazione dell'autorità affidante;
e - l'organizzazione della vita all'interno della struttura dovrà essere orientata al modello del gruppo guidato, all'educazione del comportamento sociale, all'autodisciplina;
f - deve essere agevolato l'inserimento degli ospiti nell'ambiente urbano-sociale del luogo attraverso l'uso dei servizi, infrastrutture, risorse esistenti nel territorio e l'agibilità di quelle di pertinenza della struttura da parte della popolazione del luogo.

E' necessario, pertanto, che le strutture educativo-assistenziali e i regolamenti di funzionamento si adeguino alle prescrizioni generali:
1 - avere come riferimento gli ambiti territoriali di pertinenza , limitando l'ammissione alla sola popolazione residente. In ogni caso l'utenza dovrà provenire da un ambito territoriale tale da consentire frequenti rapporti con l'ambiente di provenienza;
2 - utilizzare i servizi socio-sanitari e scolastici territoriali
3 - privilegiare le forme semiresidenziali e diurne
4 - favorire l'informazione
5 - garantire al personale e ai soggetti-ospiti in strutture residenziali la possibilità di assistenza religiosa, nel rispetto delle scelte dei singoli o della famiglia dei minori;
6 - tenere ed aggiornare la documentazione relativa ai soggetti-ospiti:
* le schede e il fascicolo personale socio-sanitario
* il registro delle presenze
7 - trasmettere semestralmente, al giudice tutelare del luogo, l'elenco dei minori ai sensi dell'art. 9 della legge 4 maggio 1983, n. 184;
8 - organizzare la struttura in modo da permettere l'utilizzo, da parte degli ospiti, di spazi individuali e collettivi e precisamente:
* zone notte costituite da camerette adeguate, massimo 4 posti letto, dotate di attrezzature sufficienti al fine di consentire a ognuno di avere uno spazio personale;
* zone pranzo e soggiorno con spazi per attività di gruppo e individuali
* cucina e dispensa adeguate alle capacità recettiva
* servizi igienici rispondenti agli standard di una civile abitazione
* infermeria
* spazi all'aperto
9 - garantire la partecipazione delle famiglie a la formazione degli indirizzi pedagogici, programmatici e organizzativi e favorire l'interscambio con le realtà sociali presenti nel territorio;
10 - chiedere agli ospiti la collaborazione nel disbrigo delle faccende domestiche solo se l'impegno nei lavori sia adeguato alle loro forze, abbia scopo educativo e sia simile a quello in uso in famiglia;
11 - coinvolgere, pur nella diversità dei ruoli, tutto il personale in servizio, nel programma educativo e nella gestione delle attività;
12 - stipulare in favore degli ospiti, del personale e dei volontari apposita e adeguata assicurazione che tenga conto delle caratteristiche soggettive degli ospiti.

2.2 Il personale

Ogni struttura educativo-assistenziale dovrà essere dotata di una pianta organica.
il personale addetto si distingue in due categorie:
- personale addetto alla funzione educativo
- personale addetto ai servizi, amministrativi ed ausiliari.
Il personale addetto alla funzione educativa deve essere in possesso di diploma di scuola media superiore o di qualifica professionale conseguita con appositi corsi riconosciuti dallo Stato o dalla Regione o, in carenza, attraverso la partecipazione a corsi di formazione o di aggiornamento per educatori, animatori, terapisti ed altra qualifica, realizzati preferibilmente dall'ente pubblico.
Al personale già in servizio e privo dei titoli suddetti dovrà richiedersi il possesso di un curriculum professionale tale, da garantire il raggiungimento delle finalità del servizio.
Al personale addetto alla funzione educativa saranno garantiti momenti di formazione, aggiornamento generale e specifico nelle sedi di lavoro ed esterne.
E' assicurato:
- l'apporto di psicologi, psicopedagogisti e altri tecnici, anche esterni
- la possibilità di avvalersi di una équipe del distretto e specialistiche per la predisposizione e gestione del progetto educativo;
- la stabilità di rapporto con il gruppo di minori e con le loro famiglie, in coerenza con le finalità del progetto educativo individualizzato.
L'attività del personale, per il quale non operino norme contrattuali collettive di lavoro, deve essere regolata, giornalmente con orari di lavoro e turni di riposo.
E' auspicabile l'impiego del volontariato in tutte le strutture educative-assistenziali, purché sia garantita la corretta motivazione, la preparazione professionale, la continuità dell'impiego. Per l'attività di animazione può essere utilizzato, oltre al volontariato, il tirocinio professionale.

2.3 Il responsabile della struttura
A ogni struttura educativo-assistenziale è preposto un responsabile. Spetta al responsabile, preposto alla struttura:
a - assicurare il mantenimento, l'educazione, l'istruzione di ogni minore affidato, tenuto conto delle indicazioni della famiglia, del servizio locale, delle prescrizioni eventualmente stabilite dell'autorità affidante
b - agevolare i rapporti tra minore ospitato e genitori e favorirne il reinserimento nella famiglia di origine
c - predisporre, dopo un adeguato periodo di osservazione e valutazione del caso, un progetto educativo individualizzato, in accordo con la famiglia, il servizio locale e tenuto conto delle indicazioni del provvedimento di affidamento
d - tenere la cartella personale psico-sociale sanitaria di ogni minore ospitato, continuamente aggiornata a cura degli operatori della struttura;
e - tenere il registro giornaliero delle presenze degli ospiti
f - trasmettere semestralmente, al giudice tutelare del luogo, l'elenco dei minori ricoverati con l'indicazione, per ciascuno di essi, della località di residenza dei genitori, dei rapporti con la famiglia e delle condizioni psicofisiche del minore;
g - concordare l'ammissione o la dimissione del minore con la famiglia, l'équipe del distretto o del Comune e con l'autorità affidante
Il responsabile preposto alle strutture educative -assistenziale deve essere in possesso anche dei requisiti richiesti per il personale addetto alla funzione educativa
In tutte le strutture l'attività di direzione dovrà informarsi ai metodi di lavoro di gruppo, che assicurino la partecipazione del personale al programma educativo.

2.4 Vigilanza socio assistenziale
Richiamato il disposto dell'art. 6 della legge regionale n.55/1982 e dell' art. 10 della legge regionale n.13/1980, i Comuni singoli e associati, nel rispetto dell'autonomia giuridica e amministrativa della singola istituzione operante nel settore socio-assistenziale, esercitano la vigilanza sulle strutture gestite da enti e istituzioni pubbliche e private e coordinano le attività delle strutture convenzionate.
La vigilanza viene esercitata anche attraverso periodiche ispezioni, finalizzate all'accertamento:
- della corrispondenza ai principi stabiliti dalla vigente normativa per la salvaguardia dei diritti della persona e delle libertà fondamentali per la protezione, la tutela e la cura degli ospiti;
- dell'osservazione degli adempimenti previsti della normativa statale e regionale in materia assistenziale
- del rispetto degli standard organizzativi e gestionali della struttura e delle convenzioni in atto.
Il Sindaco o il Presidente dell'U.L.S.S., qualora nell'esercizio dell'attività ispettiva vengano a rilievo condotte pregiudizievoli per i diritti e le libertà fondamentali degli ospiti, darà informazione tempestiva dei fatti al Pretore del luogo e alla Giunta Regionale, per i provvedimenti di competenza.
Dell'attività di vigilanza, nonché delle risultanze delle visite ispettive effettuate, viene trasmessa relazione al dipartimento assistenza sociale della Regione e al responsabile della struttura.

2.5 Assistenza sanitaria e vigilanza igienico-sanitaria
L'assistenza sanitaria agli ospiti delle strutture educativo-assistenziali è garantita dall'U.LS.S. ove ha sede la struttura, secondo le modalità stabilite dalla vigente normativa in materia.
La vigilanza igienica e sanitaria è esercitata dall'U.L.S.S. ove ha sede la struttura, secondo le modalità stabilite dalla vigente normativa in materia.
Nelle strutture educativo-assistenziali è d'obbligo la dotazione dell'apposita attrezzatura di pronto soccorso.

2.6. Determinazione delle rette
La retta è determinata con apposita deliberazione o atto da parte di ciascuna struttura pubblica o privata e deve comprendere:
a - la spesa del personale comunque adibito anche a orario parziale, compresi gli oneri riflessi;
b - gli acquisti di beni e servizi
c - le manutenzioni ordinarie
Tra le entrate vanno iscritte anche le risorse derivanti dall'utilizzo dei beni patrimoniali, che devono essere finalizzati al raggiungimento degli obiettivi previsti dai singoli statuti o regolamenti.
Deve essere prevista anche la partecipazione economica degli utenti al pagamento della retta per il servizio reso. A tal fine ogni anno le strutture interessate devono inviare all'U.LS.S. o al Comune interessati, entro il 31 Marzo, una relazione sull'attività svolta, il conto consuntivo dell'esercizio precedente nonché il programma e il bilancio per il nuovo esercizio finanziario con l'indicazione del costo della retta.
In ogni caso il costo mensile della retta di un ospite non potrà superare l'importo di due pensioni minime INPS per lavoratori dipendenti.
Per gli ospiti con particolari problematiche può essere elevato fino all'importo corrispondente a tre pensioni INPS per lavoratori dipendenti.
Gli importi d cui sopra possono essere maggiorati fino al massimo del 30 per cento, nei casi di pronta accoglienza o di affidamento temporaneo di durata non superiore a tre mesi e qualora vengano documentate differenziali spese vive di mantenimento, cura, educazione.
Se il ricoverato e/o i genitori sono provvisti di reddito patrimoniale e/o da lavoro, si determina la quota di tale reddito che può essere utilizzata per il pagamento della retta e si sottrae alla retta concordata.
Il Comune o l'U.L.S.S. pagheranno in tal modo solo la differenza.
Al riguardo va precisato che, in caso di rifiuto degli interessati, il Comune o l'U.L.S.S. devono segnalare il caso alla magistratura.

2.7 Condizioni e modalità di sostegno economico agli affidati
I Comuni o le U.L.S.S., secondo le competenze gestionali di cui all'art, 6 della legge regionale n.55/1982 e secondo le intese intervenute nella prima conferenza dei sindaci di cui all'art.9 della medesima legge n.184/1983, possono assegnare mensilmente alle persone singole, alle famiglie e ai gruppi-famiglia che hanno minori in affidamento, per ogni affidato e per tutto il periodo di durata dell'affidamento, una somma pari all'ammontare della pensione minima INPS per lavoratori dipendenti.
Detta somma è diminuita dell'importo pari agli assegni familiari, agli assegni assistenziali, ai trattamenti previdenziali e/o altro reddito relativi al minore di cui l'affidatario detenga la disponibilità.
La somma aumentata del 50% nei casi di pronta accoglienza solo per i minori e qualora l'affidatario documenti notevoli spese vive di mantenimento, cura, educazione del minore.

 

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