Legge 23 dicembre 1999, n. 488
“Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – Legge finanziaria”
(Pubblicata in Supplemento Ordinario n. 227/L alla Gazzetta Ufficiale 27 dicembre 1999, n. 302)
TITOLO I
CAPO I – Disposizioni di carattere finanziario
(omissis)
TITOLO II – Disposizioni in materia di entrata
CAPO I – Disposizioni in materia di vendite di immobili
(omissis)
CAPO II – Altre disposizioni in materia di entrate
Art. 6 (Disposizioni in materia di imposte sui redditi)
1. Nel testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all’articolo 10, concernente gli oneri deducibili, dopo il comma 3, è aggiunto il seguente:
“3-bis. Se alla formazione del reddito complessivo concorrono il reddito dell’unità immobiliare adibita ad abitazione principale e quello delle relative pertinenze, si deduce un importo fino a lire 1.800.000 rapportato al periodo dell’anno durante il quale sussiste tale destinazione ed in proporzione alla quota di possesso di detta unità immobiliare. L’importo della deduzione spettante non può comunque essere superiore all’ammontare del suddetto reddito di fabbricati. Sono pertinenze le cose immobili di cui all’articolo 817 del codice civile, classificate o classificabili in categorie diverse da quelle ad uso abitativo, destinate ed effettivamente utilizzate in modo durevole a servizio delle unità immobiliari adibite ad abitazione principale delle persone fisiche. Per abitazione principale si intende quella nella quale la persona fisica, che la possiede a titolo di proprietà o altro diritto reale, o i suoi familiari dimorano abitualmente. È considerata adibita ad abitazione principale l’unità immobiliare posseduta a titolo di proprietà o usufrutto da anziani o disabili che acquisiscono la residenza in istituti di ricovero o sanitari a seguito di ricovero permanente, a condizione che la stessa non risulti locata”;
b) all’articolo 11, comma 1, lettera b), recante l’aliquota applicabile al secondo scaglione di reddito, le parole: “26,5 per cento” sono sostituite dalle seguenti: “25,5 per cento”;
c) all’articolo 12:
1) nel comma 1, lettera b), concernente le detrazioni per familiari a carico, le parole: “lire 336.000” sono sostituite dalle seguenti: “lire 408.000 per l’anno 2000, lire 516.000 per l’anno 2001 e lire 552.000 a decorrere dal 1o gennaio 2002″;
2) nel comma 1, lettera b), sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: “; il suddetto importo è aumentato di lire 240.000 per ciascun figlio di età inferiore a tre anni”;
d) all’articolo 13:
1) nel comma 1, relativo alle detrazioni per redditi di lavoro dipendente, le parole: “lire 1.680.000”, “lire 1.600.000”, “lire 1.500.000”, “lire 1.350.000”, “lire 1.250.000” e “lire 1.150.000”, rispettivamente contenute nelle lettere a), b), c), d), e) ed f), sono sostituite, rispettivamente, dalle seguenti: “lire 1.750.000”, “lire 1.650.000”, “lire 1.550.000”, “lire 1.400.000”, “lire 1.300.000” e “lire 1.200.000”;
2) il comma 2 è sostituito dai seguenti:
“2. Se alla formazione del reddito complessivo concorrono soltanto redditi di pensione e quello dell’unità immobiliare adibita ad abitazione principale e delle relative pertinenze, spetta una ulteriore detrazione, rapportata al periodo di pensione nell’anno, così determinata:
a) lire 190.000, per i soggetti di età inferiore a 75 anni, se l’ammontare complessivo dei redditi di pensione non supera lire 9.400.000;
b) lire 120.000, per i soggetti di età inferiore a 75 anni, se l’ammontare complessivo dei redditi di pensione supera lire 9.400.000 ma non lire 18.000.000;
c) lire 430.000, per i soggetti di età non inferiore a 75 anni, se l’ammontare complessivo dei redditi di pensione non supera lire 9.400.000;
d) lire 360.000, per i soggetti di età non inferiore a 75 anni, se l’ammontare complessivo dei redditi di pensione supera lire 9.400.000 ma non lire 18.000.000;
e) lire 180.000, per i soggetti di età non inferiore a 75 anni, se l’ammontare complessivo dei redditi di pensione supera lire 18.000.000 ma non lire 18.500.000;
f) lire 90.000, per i soggetti di età non inferiore a 75 anni, se l’ammontare complessivo dei redditi di pensione supera lire 18.500.000 ma non lire 19.000.000.
2-bis. La detrazione di cui alle lettere c), d), e) ed f) del comma 2 compete a decorrere dal periodo d’imposta nel quale è compiuto il settantacinquesimo anno di età.”;
3) dopo il comma 2-bis, introdotto dal numero 2) della presente lettera, è inserito il seguente, in materia di detrazioni per particolari tipologie di redditi:
“2-ter. Se alla formazione del reddito complessivo concorrono soltanto il reddito, non superiore alla deduzione prevista dall’articolo 10, comma 3-bis, dell’unità immobiliare adibita ad abitazione principale e delle relative pertinenze, il reddito derivante dagli assegni periodici percepiti in conseguenza di separazione legale ed effettiva, di scioglimento o annullamento del matrimonio o di cessazione dei suoi effetti civili, il reddito di lavoro autonomo derivante da rapporti di collaborazione coordinata e continuativa e il reddito derivante da rapporti di lavoro dipendente di durata inferiore all’anno, spetta una detrazione secondo i seguenti importi:
a) lire 300.000, se l’ammontare del reddito complessivo non supera lire 9.100.000;
b) lire 200.000, se l’ammontare del reddito complessivo supera lire 9.100.000 ma non lire 9.300.000;
c) lire 100.000, se l’ammontare del reddito complessivo supera lire 9.300.000 ma non lire 9.600.000.”;
4) nel comma 3, relativo alle detrazioni per redditi di lavoro autonomo e di impresa minore, le parole: “lire 700.000”, “lire 600.000”, “lire 500.000”, “lire 400.000” e “lire 300.000”, rispettivamente contenute nelle lettere a), b), c), d) ed e), sono sostituite, rispettivamente, dalle seguenti: “lire 750.000”, “lire 650.000”, “lire 550.000”, “lire 450.000” e “lire 350.000”;
e) all’articolo 13-bis, comma 1, lettera c), dopo il quinto periodo sono inseriti i seguenti: “Tra i mezzi necessari per la locomozione dei non vedenti sono compresi i cani guida e gli autoveicoli rispondenti alle caratteristiche da stabilire con decreto del Ministro delle finanze. Tra i mezzi necessari per la locomozione dei sordomuti sono compresi gli autoveicoli rispondenti alle caratteristiche da stabilire con decreto del Ministro delle finanze”;
f) all’articolo 13-bis, comma 1, lettera d), relativa alle detrazioni per spese funebri, le parole: “1 milione di lire” sono sostituite dalle seguenti: “3 milioni di lire”;
g) all’articolo 13-bis è aggiunto, in fine, il seguente comma: “1-quater. Dall’imposta lorda si detrae nella misura forfettaria di lire un milione la spesa sostenuta dai non vedenti per il mantenimentodei cani guida“;
h) dopo l’articolo 13-bis è inserito il seguente:
“Art. 13-ter. – (Detrazioni per canoni di locazione). – 1. Ai soggetti titolari di contratti di locazione di unità immobiliari adibite ad abitazione principale degli stessi, stipulati o rinnovati a norma degli articoli 2, comma 3, e 4, commi 2 e 3, della legge 9 dicembre 1998, n.431, spetta una detrazione, rapportata al periodo dell’anno durante il quale sussiste tale destinazione, nei seguenti importi:
a) lire 640.000, se il reddito complessivo non supera lire 30.000.000;
b) lire 320.000, se il reddito complessivo supera lire 30.000.000 ma non lire 60.000.000.”;
i) nell’articolo 48-bis, concernente la determinazione dei redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente, dopo la lettera a) è inserita la seguente:
“a-bis) ai fini della determinazione del reddito di cui alla lettera e) del comma 1 dell’articolo 47, i compensi percepiti dal personale dipendente del Servizio sanitario nazionale per l’attività libero-professionale intramuraria, esercitata presso studi professionali privati a seguito di autorizzazione del direttore generale dell’azienda sanitaria, costituiscono reddito nella misura del 90 per cento;”.
2. All’articolo 17, comma 3, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n.504, concernente la detrazione dall’IRPEG spettante alle cooperative edilizie a proprietà indivisa, le parole: “lire 270.000” sono sostituite dalle seguenti: “lire 500.000”.
3. È istituito presso il Ministero dell’interno un fondo alimentato con le risorse finanziarie costituite dalle entrate erariali derivanti dall’assoggettamento ad IVA di prestazioni di servizi non commerciali affidate dagli enti locali territoriali a soggetti esterni all’amministrazione a decorrere dal 1o gennaio 2000. Con regolamento adottato ai sensi dell’articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400, il Ministro dell’interno, di concerto con il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica e con il Ministro delle finanze, sono dettate le disposizioni per l’attuazione della disposizione di cui al presente comma e per la ripartizione del fondo finalizzato al contenimento delle tariffe, tra gli enti interessati. Resta fermo quanto stabilito dal decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281.
4. Le disposizioni del comma 1, lettere a), d), numero 3), f) e h), si applicano a decorrere dal periodo d’imposta 1999; le disposizioni del comma 3 si applicano a decorrere dal periodo d’imposta in corso alla data del 31 dicembre 1999; le restanti disposizioni di cui al comma 1 si applicano a decorrere dal periodo d’imposta 2000.
5. A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono abrogati i commi 5, 6, 7 e 8 dell’articolo 18 della legge 13 maggio 1999, n. 133.
6. Le disposizioni di cui al comma 1, lettera a), e al comma 3 non hanno effetto ai fini della determinazione delle imposte da versare a titolo di acconto dovute per il periodo di imposta 1999.
7. Nell’articolo 1, quarto comma, lettere b), b-bis) e c), del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, le parole: “di cui all’articolo 34, comma 4-quater“, sono sostituite dalle seguenti: “di cui all’articolo 10, comma 3-bis”.
8. Per il periodo d’imposta 2000, ai soli fini dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, la misura dell’acconto è ridotta dal 98 al 92 per cento.
9. È attribuito un credito d’imposta pari al 19 per cento del compenso in natura, determinato ai sensi dell’articolo 48, comma 4, lettera c), del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, agli imprenditori individuali, alle società e agli enti che incrementano la base occupazionale dei lavoratori dipendenti in essere alla data del 30 settembre 1999, assumendo, dal 1o gennaio 2000 e fino al 31 dicembre 2002, soggetti che, alternativamente:
a) fruiscono di trattamento di integrazione salariale, se non in possesso dei requisiti per la pensione di vecchiaia o di anzianità;
b) si trovano collocati in mobilità ai sensi della legge 23 luglio 1991, n.223;
c) sono impegnati in lavori socialmente utili in conformità a specifiche disposizioni normative;
d) trasferiscono per esigenze connesse con il rapporto di lavoro la loro residenza anagrafica.
e) sono portatori di handicap individuati ai sensi della legge 5 febbraio 1992, n. 104.
10. L’incremento della base occupazionale di cui al comma 9 deve essere considerato al netto delle diminuzioni occupazionali, comprese quelle che intervengono in società controllate ai sensi dell’articolo 2359 del codice civile o facenti capo, anche per interposta persona, allo stesso soggetto.
11. Il credito d’imposta di cui al comma 9 non concorre alla formazione del reddito imponibile, non va considerato ai fini della determinazione del rapporto di cui all’articolo 63 del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 41986, n.917, è riportabile nei periodi d’imposta successivi ed è utilizzabile in compensazione ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n.241.
12. Il comma 5 dell’articolo 1 del decreto legislativo 28 settembre 1998, n.360, come sostituito dall’articolo 12, comma 1, lettera d), della legge 13 maggio 1999, n.133, concernente le modalità di effettuazione della trattenuta relativa all’addizionale provinciale e comunale all’IRPEF, è sostituito dal seguente:
“5. Relativamente ai redditi di lavoro dipendente e ai redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente di cui agli articoli 46 e 47 del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n.917, per le modalità di determinazione dell’addizionale provinciale e comunale e per l’effettuazione delle relative trattenute da parte dei sostituti di imposta si applicano le disposizioni previste per l’addizionale regionale all’imposta sul reddito delle persone fisiche di cui all’articolo 50, comma 4, del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n.446″.
13. Sono esenti dall’imposta sul reddito delle persone fisiche le somme erogate a titolo di borse di studio bandite, a decorrere dal 1o gennaio 2000, nell’ambito del programma Socrates, istituito con decisione n. 819/95/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 marzo 1995, come modificata dalla decisione n. 576/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 febbraio 1998, nonché le somme aggiuntive corrisposte dalle università, a condizione che l’importo complessivo annuo non sia superiore a lire 15.000.000.
14. È autorizzata la spesa di lire 500 miliardi per l’anno 2001 e di lire 1.500 miliardi per l’anno 2002, per la copertura degli oneri recati dal comma 5 dell’articolo 2 della legge 13 maggio 1999, n.133.
15. All’articolo 1 della legge 27 dicembre 1997, n. 449, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) nel comma 1, le parole: “un importo pari al 41 per cento” sono sostituite dalle seguenti: “una quota”;
b) dopo il comma 1, è inserito il seguente:
“1-bis. La detrazione compete, altresì, per le spese sostenute per la redazione della documentazione obbligatoria atta a comprovare la sicurezza statica del patrimonio edilizio, nonché per la realizzazione degli interventi necessari al rilascio della suddetta documentazione”;
c) al comma 3 le parole “e di cui risulti pagata l’ICI per l’anno 1997” sono sostituire dalle seguenti: “e di cui risulti pagata l’ICI per gli anni a decorrere dal 1997”.
d) il comma 6 è sostituito dal seguente:
“6. La detrazione compete, per le spese sostenute nel periodo d’imposta in corso alla data del 1o gennaio 1998 e in quello successivo, per una quota pari al 41 per cento delle stesse e, per quelle sostenute nel periodo d’imposta in corso alla data del 1o gennaio 2000, per una quota pari al 36 per cento”.
16. Ai fini dell’imposta sul reddito delle persone fisiche si detrae dall’imposta lorda, e fino a concorrenza del suo ammontare, un’importo pari al 19 per cento dell’ammontare complessivo non superiore a 5 milioni di lire degli interessi passivi e relativi oneri accessori, nonché delle quote di rivalutazione dipendenti da clausole di indicizzazione pagati a soggetti residenti nel territorio dello Stato o di uno Stato membro dell’Unione europea, ovvero a stabili organizzazioni nel territorio dello Stato di soggetti non residenti in dipendenza di mutui contratti nell’anno 2000 per effettuare interventi necessari al rilascio della documentazione obbligatoria atta a comprovare la sicurezza statica del patrimonio edilizio. Nel caso di contitolarità del contratto di mutuo, o di più contratti di mutuo, si applica quanto stabilito dal comma 1, lettera b), dell’articolo 13-bis, del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917. Con decreto del Ministro delle finanze sono stabilite le modalità e le condizioni alle quali è subordinata la detrazione di cui al presente comma.
17. All’articolo 45 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) nel comma 1, le parole da: “per il periodo d’imposta in corso al 1o gennaio 1998″ fino alla fine del comma, sono sostituite dalle seguenti: “per i periodi d’imposta in corso al 1o gennaio 1998 e al 1o gennaio 1999 l’aliquota è stabilita nella misura dell’1,9 per cento; per i quattro periodi d’imposta successivi, l’aliquota è stabilita, rispettivamente, nelle misure del 2,3, del 2,5, del 3,10 e del 3,75 per cento”;
b) nel comma 2, le parole da: “per il periodo d’imposta in corso al 1o gennaio 1998″ fino alla fine del comma, sono sostituite dalle seguenti: “per i periodi d’imposta in corso al 1o gennaio 1998, al 1o gennaio 1999 e al 1o gennaio 2000 l’aliquota è stabilita nella misura del 5,4 per cento; per i due periodi d’imposta successivi, l’aliquota è stabilita, rispettivamente, nelle misure del 5 e del 4,75 per cento”.
18. Le disposizioni del comma 17 non hanno effetto ai fini della determinazione dell’imposta da versare a titolo di acconto per il periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 1999.
19. A decorrere dall’anno 2000 il Fondo sanitario nazionale di parte corrente è ridotto dell’importo generato dalla rimodulazione delle aliquote di cui al comma 17 in misura pari a lire 542 miliardi, lire 644 miliardi e lire 551 miliardi, rispettivamente, per gli anni 2000, 2001 e 2002. Qualora l’aumento del gettito risulti inferiore a tali importi, le aliquote di cui al comma 17 sono rideterminate in modo da assicurare i gettiti previsti.
20. Ad integrazione dei fondi del Ministero dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica destinati alla corresponsione di assegni di ricerca, di borse di dottorato di ricerca e post-laurea, di borse di specializzazione in medicina, è autorizzata la spesa di lire 52 miliardi per l’anno 2000, lire 54 miliardi per l’anno 2001 e lire 56 miliardi a decorrere dall’anno 2002. Il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.
21. Al comma 10-bis dell’articolo 67 del testo unico delle imposte sui redditi approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, è aggiunto infine il seguente periodo: “La percentuale di cui al precedente periodo è elevata al 100 per cento per gli oneri relativi ad impianti di telefonia fissa installati all’interno dei veicoli utilizzati per il trasporto di merci da parte delle imprese di autotrasporto.
22. All’articolo 2 del decreto unico delle leggi sulle tasse automobilistiche, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 5 febbraio 1953, n. 39,sono apportate le seguenti modificazioni:
a) alla lettera d) sono soppresse le parole: “e per i rimorchi adibiti al trasporto di cose”;
b) dopo la lettera d-bis) è inserita la seguente: “d-ter) al peso massimo dei rimorchi trasportabili per le automotrici”.
Art. 7 (Disposizioni in materia di imposta sul valore aggiunto, di altre imposte indirette e per l’emersione di base imponibile).
1. Ferme restando le disposizioni più favorevoli di cui all’articolo 10 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, e delle tabelle ad esso allegate, fino alla data del 31 dicembre 2000 sono soggette all’imposta sul valore aggiunto con l’aliquota del 10 per cento:
a) le prestazioni di assistenza domiciliare in favore di anziani ed inabili adulti, di soggetti affetti da disturbi psichici mentali, di tossicodipendenti e di malati di AIDS, degli handicappati psicofisici, dei minori anche coinvolti in situazioni di disadattamento e di devianza;
b) le prestazioni aventi per oggetto interventi di recupero del patrimonio edilizio di cui all’articolo 31, primo comma, lettere a), b), c) e d), della legge 5 agosto 1978, n. 457, realizzati su fabbricati a prevalente destinazione abitativa privata. Con decreto del Ministro delle finanze sono individuati i beni che costituiscono una parte significativa del valore delle forniture effettuate nell’ambito delle prestazioni di cui alla presente lettera, ai quali l’aliquota ridotta si applica fino a concorrenza del valore complessivo della prestazione relativa all’intervento di recupero, al netto del valore dei predetti beni.
2. L’aliquota di cui al comma 1 si applica alle operazioni fatturate a decorrere dal 1o gennaio 2000.
3. Il termine del 31 dicembre 1996, previsto dall’articolo 14, comma 9, della legge 24 dicembre 1993, n. 537, con riferimento all’indetraibilità dell’imposta sul valore aggiunto relativa agli acquisti di taluni ciclomotori, motocicli, autovetture e autoveicoli, ai sensi dell’articolo 19-bis 1, comma 1, lettera c), del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, già prorogato al 31 dicembre 1999 dall’articolo 2, comma 4, del decreto-legge 31 dicembre 1996, n. 669, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 1997, n. 30, è ulteriormente prorogato al 31 dicembre 2000.
4. L’imposta comunale sull’incremento di valore degli immobili di cui all’articolo 2 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 643, da corrispondere per i trasferimenti a titolo oneroso aventi ad oggetto gli immobili individuati catastalmente ad uso abitativo e relative pertinenze, è ridotta di un quarto.
5. Il termine del 31 dicembre 1998 previsto dall’articolo 14, comma 13, secondo periodo, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, per le variazioni delle iscrizioni in catasto dei fabbricati già rurali, già prorogato al 31 dicembre 1999 dall’articolo 6, comma 4, della legge 23 dicembre 1998, n. 448, è ulteriormente prorogato al 31 dicembre 2000.
6. L’aliquota del 4 per cento prevista dall’articolo 1 e relative note della Tariffa, parte I, allegata al testo unico delle disposizioni concernenti l’imposta di registro, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n. 131, è ridotta al 3 per cento.
7. Nella Tariffa, parte I, allegata al testo unico delle disposizioni concernenti l’imposta di registro approvato con decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n. 131, nell’articolo 1, comma 1, le parole: “i trasferimenti coattivi: 8 per cento” sono sostituite dalle seguenti: “i trasferimenti coattivi, salvo quanto previsto dal successivo periodo: 8 per cento. Se il trasferimento ha ad oggetto fabbricati e relative pertinenze: 7 per cento”.
8. Le disposizioni dei commi 4, 6 e 7 si applicano agli atti pubblici formati, agli atti giudiziari, pubblicati o emanati, alle scritture private autenticate ed a quelle non autenticate presentate per la registrazione, a decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge.
9. Gli esercenti attività d’impresa nei confronti dei quali trovano applicazione gli studi di settore approvati con decreti del Ministro delle finanze entro il mese di marzo 2000 o, in mancanza degli stessi, i parametri di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 29 gennaio 1996, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 25 del 31 gennaio 1996, e successive modificazioni, possono procedere, relativamente al periodo d’imposta in corso al 30 settembre 1999, all’adeguamento delle esistenze iniziali dei beni di cui all’articolo 59 del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917.
10. L’adeguamento di cui al comma 9 può essere effettuato mediante l’eliminazione delle esistenze iniziali di quantità o valori superiori a quelli effettivi nonché mediante l’iscrizione delle esistenze iniziali in precedenza omesse.
11. In caso di eliminazione di valori, l’adeguamento comporta il pagamento:
a) dell’imposta sul valore aggiunto, determinata applicando l’aliquota media riferibile all’anno 1999 all’ammontare che si ottiene moltiplicando il valore eliminato per il coefficiente di maggiorazione stabilito, per le diverse attività, con apposito decreto dirigenziale tenendo conto delle risultanze degli studi di settore e dei parametri. L’aliquota media, tenendo conto della esistenza di operazioni non soggette ad imposta ovvero soggette a regimi speciali, è quella risultante dal rapporto tra l’imposta relativa alle operazioni, diminuita di quella relativa alle cessioni di beni ammortizzabili, e il volume di affari dichiarato;
b) di una imposta sostitutiva dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, dell’imposta sul reddito delle persone giuridiche e dell’imposta regionale sulle attività produttive, in misura pari al 30 per cento da applicare alla differenza tra l’ammontare calcolato con le modalità indicate alla lettera a) ed il valore eliminato.
12. In caso di iscrizione di valori l’adeguamento comporta il pagamento di una imposta sostitutiva dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, dell’imposta sul reddito delle persone giuridiche e dell’imposta regionale sulle attività produttive, in misura pari al 30 per cento da applicare al valore iscritto.
13. L’adeguamento si perfeziona con il versamento delle imposte dovute con le modalità e nei termini previsti per il versamento delle imposte risultanti dalla dichiarazione da presentare per il periodo d’imposta in corso al 30 settembre 1999 e, in caso di rateazione, per i successivi. Qualora le imposte dovute non superino i dieci milioni di lire il versamento può essere effettuato in due rate la prima delle quali di ammontare non inferiore al 40 per cento delle somme complessivamente dovute. Per importi superiori a dieci milioni di lire è possibile effettuare per il primo anno un versamento di cinque milioni di lire e versare la rimanente parte in un massimo di cinque rate annuali di pari importo non inferiori, ad esclusione dell’ultima, a cinque milioni di lire.
Gli importi delle singole rate sono maggiorati degli interessi legali a decorrere dal primo giorno successivo alla scadenza del termine previsto per il primo versamento. Al mancato pagamento nei termini consegue l’iscrizione a ruolo a titolo definitivo delle somme non pagate e di quelle ancora da pagare e dei relativi interessi, nonché delle sanzioni conseguenti all’adeguamento effettuato.
14. L’adeguamento di cui al comma 9 non rileva a fini sanzionatori di alcun genere. I valori risultanti dalle variazioni indicate nei commi 11 e 12 sono riconosciuti ai fini civilistici e fiscali a decorrere dal periodo d’imposta indicato al comma 9 e, nel limite del valore iscritto o eliminato, non possono essere utilizzati ai fini dell’accertamento in riferimento a periodi d’imposta precedenti a quello indicato al comma 9. L’adeguamento non ha effetto sui processi verbali di constatazione redatti e sugli accertamenti notificati fino alla data di entrata in vigore della presente legge. L’imposta sostitutiva è indeducibile. Per la sua liquidazione, riscossione e contenzioso si applicano le disposizioni previste per le imposte sui redditi.
15. La lettera e) del comma 10 dell’articolo 8 della legge 23 dicembre 1998, n. 448, è sostituita dalla seguente: “e) a compensare la riduzione degli oneri gravanti sugli esercenti le attività di trasporto merci con veicoli di massa massima complessiva non inferiore a 1,5 tonnellate da operare, ove occorra, anche mediante credito d’imposta pari all’incremento, per il medesimo anno, dell’accisa applicata al gasolio per autotrazione”.
16. Le disposizioni di cui al comma 15 hanno effetto a decorrere dal 16 gennaio 1999.
17. All’articolo 11 della legge 27 dicembre 1997, n. 449 sono apportate le seguenti modificazioni:
a) nel comma 1, dopo le parole: “di vendita al dettaglio e all’ingrosso” sono inserite le seguenti: “, ivi comprese le rivendite di generi di monopolio operanti in base a concessione amministrativa”;
b) dopo il comma 1 è inserito il seguente: “1-bis. Con decreto del Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato, di concerto con il Ministro delle finanze e con il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, emanato ai sensi dell’articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400; sono individuati i beni strumentali alle attività di impresa sopra indicate destinati alla prevenzione del compimento di atti illeciti da parte di terzi, ai quali si applicano le previsioni del comma 1 del presente articolo”;
c) sostituire il comma 9 con il seguente: “Gli oneri derivanti dall’attuazione del comma 1 sono posti a carico di una apposita sezione del Fondo di cui all’articolo 14 della legge 17 febbraio 1982 n. 46. Per le medesime finalità è conferita al Fondo la somma di lire 150 miliardi per l’anno 2001”.
18. L’applicazione delle disposizioni di cui all’articolo 14, comma 2 della legge 27 dicembre 1997 n. 449, è estesa anche alle spese sostenute nel periodo di imposta in corso al 1o gennaio 2000. In questo caso la deducibilità delle spese di manutenzione, riparazione, ammodernamento e ristrutturazione ivi indicate è consentita in quote costanti nel periodo di imposta di sostenimento e nei tre successivi.
Art. 8 (Modifiche alla disciplina concernente le imposte sulle successioni e donazioni).
1. La tariffa allegata al testo unico delle disposizioni concernenti l’imposta sulle successioni e donazioni, approvato con decreto legislativo 31 ottobre 1990, n. 346, è sostituita dalla tariffa di cui all’allegato A della presente legge.
2. All’articolo 11, comma 3, primo periodo, del decreto-legge 28 marzo 1997, n. 79, convertito in legge 28 maggio 1997, n. 140, concernente l’istituzione dell’imposta sostitutiva di quella comunale sull’incremento di valore degli immobili, le parole: “se detto valore supera 250 milioni di lire” sono sostituite dalle seguenti: “se detto valore supera 350 milioni di lire, per le successioni aperte a decorrere dal 1o gennaio 2000 e fino al 31 dicembre 2000, e se supera 500 milioni di lire, per le successioni aperte a decorrere dal 1o gennaio 2001”.
(omissis)
TITOLO III – DISPOSIZIONI IN MATERIA DI SPESA
CAPO I – Spese delle amministrazioni centrali
(omissis)
Art. 20 (Assunzioni di personale e misure di potenziamento del part-time)
1. All’articolo 39 della legge 27 dicembre 1997, n. 449, come modificato dall’articolo 22, comma 1, della legge 23 dicembre 1998, n. 448, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 2 sono aggiunti, in fine, i seguenti periodi: “Per l’anno 2001 deve essere realizzata una riduzione di personale non inferiore all’1 per cento rispetto a quello in servizio al 31 dicembre 1997, fermi restando gli obiettivi di riduzione previsti per gli anni precedenti e fatta salva la quota di riserva di cui all’articolo 3 della legge 12 marzo 1999, n. 68.
Nell’ambito della programmazione e delle procedure di autorizzazione delle assunzioni, deve essere prioritariamente garantita l’immissione in servizio degli addetti a compiti di sicurezza pubblica e dei vincitori dei concorsi espletati alla data del 30 settembre 1999.”;
b) dopo il comma 2 è inserito il seguente:
“2-bis. Allo scopo di assicurare il rispetto delle percentuali annue di riduzione del personale di cui al comma 2, la programmazione delle assunzioni tiene conto dei risultati quantitativi raggiunti al termine dell’anno precedente, separatamente per i Ministeri e le altre amministrazionidello Stato, anche ad ordinamento autonomo, per gli enti pubblici non economici con organico superiore a duecento unità, nonché per le Forze armate, le Forze di polizia ed il Corpo nazionale dei vigili del fuoco. Ai predetti fini i Ministri per la funzione pubblica e del tesoro, del bilancio e della programmazione economica riferiscono al Consiglio dei ministri entro il primo bimestre di ogni anno.”;
c) il comma 3 è sostituito dal seguente:
“3. Per consentire lo sviluppo dei processi di riqualificazione delle amministrazioni pubbliche connessi all’attuazione della riforma amministrativa, garantendo il rispetto degli obiettivi di riduzione programmata del personale, a decorrere dall’anno 2000 il Consiglio dei ministri, su proposta dei Ministri per la funzione pubblica e del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, definisce preliminarmente le priorità e le necessità operative da soddisfare, tenuto conto in particolare delle correlate esigenze di introduzione di nuove professionalità. In tale quadro, entro il primo semestre di ciascun anno, il Consiglio dei ministri determina il numero massimo complessivo delle assunzioni delle amministrazioni di cui al comma 2 compatibile con gli obiettivi di riduzione numerica e con i dati sulle cessazioni dell’anno precedente. Le assunzioni restano comunque subordinate all’indisponibilità di personale da trasferire secondo le vigenti procedure di mobilità e possono essere disposte esclusivamente presso le sedi che presentino le maggiori carenze di personale. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche alle assunzioni previste da norme speciali o derogatorie.”;
d) al comma 3-bis sono soppresse le parole da: “ivi comprese” fino alla fine del periodo;
e) dopo il comma 3-bis è inserito il seguente:
“3-ter. Al fine di garantire la coerenza con gli obiettivi di riforma organizzativa e riqualificazione funzionale delle amministrazioni interessate, le richieste di autorizzazione ad assumere devono essere corredate da una relazione illustrativa delle iniziative di riordino e riqualificazione, adottate o in corso, finalizzate alla definizione di modelli organizzativi rispondenti ai princìpi di semplificazione e di funzionalità rispetto ai compiti e ai programmi, con specifico riferimento, eventualmente, anche a nuove funzioni e qualificati servizi da fornire all’utenza. Le predette richieste sono sottoposte all’esame del Consiglio dei ministri, ai fini dell’adozione di delibere con cadenza semestrale, previa istruttoria da parte della Presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento della funzione pubblica e del Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica. L’istruttoria è diretta a riscontrare le effettive esigenze di reperimento di nuovo personale e l’impraticabilità di soluzioni alternative collegate a procedure di mobilità o all’adozione di misure di razionalizzazione interna. Per le amministrazioni statali, anche ad ordinamento autonomo, nonché per gli enti pubblici non economici con organico superiore a duecento unità, i contratti integrativi sottoscritti, corredati da una apposita relazione tecnico-finanziaria riguardante gli oneri derivanti dall’applicazione della nuova classificazione del personale, certificata dai competenti organi di controllo, di cui all’articolo 52, comma 5, del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, e successive modificazioni, laddove operanti, sono trasmessi alla Presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento della funzione pubblica e al Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, che, entro trenta giorni dalla data di ricevimento, ne accertano, congiuntamente, la compatibilità economico-finanziaria, ai sensi dell’articolo 45, comma 4, del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n.29. Decorso tale termine, la delegazione di parte pubblica può procedere alla stipula del contratto integrativo. Nel caso in cui il riscontro abbia esito negativo, le parti riprendono le trattative”;
f) il comma 18 è sostituito dai seguenti:
“18. Allo scopo di ridurre la spesa derivante da nuove assunzioni il Consiglio dei ministri, con la determinazione da adottare ai sensi del comma 3, definisce, entro il primo semestre di ciascun anno, anche la percentuale del personale da assumere annualmente con contratto di lavoro a tempo parziale o altre tipologie contrattuali flessibili, salvo che per le Forze armate, le Forze di polizia ed il Corpo nazionale dei vigili del fuoco. Tale percentuale non può comunque essere inferiore al 50 per cento delle assunzioni autorizzate. Per le amministrazioni che non hanno raggiunto una quota di personale a tempo parziale pari almeno al 4 per cento del totale dei dipendenti, le assunzioni possono essere autorizzate, salvo motivate deroghe, esclusivamente con contratto a tempo parziale. L’eventuale trasformazione a tempo pieno può intervenire purchè ciò non comporti riduzione complessiva delle unità con rapporto di lavoro a tempo parziale.
18-bis. È consentito l’accesso ad un regime di impegno ridotto per il personale non sanitario con qualifica dirigenziale che non sia preposto alla titolarità di uffici, con conseguenti effetti sul trattamento economico secondo criteri definiti dai contratti collettivi nazionali di lavoro”;
g) dopo il comma 20 sono inseriti i seguenti:
“20-bis. Le amministrazioni pubbliche alle quali non si applicano discipline autorizzatorie delle assunzioni, fermo restando quanto previsto dai commi 19 e 20, programmano le proprie politiche di assunzioni adeguandosi ai princìpi di riduzione complessiva della spesa di personale, in particolare per nuove assunzioni, di cui ai commi 2-bis, 3, 3-bis e 3-ter, per quanto applicabili, realizzabili anche mediante l’incremento della quota di personale ad orario ridotto o con altre tipologie contrattuali flessibili nel quadro delle assunzioni compatibili con gli obiettivi della programmazione e giustificate dai processi di riordino o di trasferimento di funzioni e competenze. Per le università restano ferme le disposizioni dell’articolo 51.
20-ter. Le ulteriori economie conseguenti all’applicazione del presente articolo, realizzate in ciascuna delle amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo, e presso gli enti pubblici non economici con organico superiore a 200 unità, sono destinate, entro i limiti e con le modalità di cui all’articolo 43, comma 5, ai fondi per la contrattazione integrativa di cui ai vigenti contratti collettivi nazionali di lavoro ed alla retribuzione di risultato del personale dirigente. Con la medesima destinazione e ai sensi del predetto articolo 43, comma 5, le amministrazioni e gli enti che abbiano proceduto a ridurre la propria consistenza di personale di una percentuale superiore allo 0,4 per cento rispetto agli obiettivi percentuali di riduzione annua di cui al comma 2 possono comunque utilizzare le maggiori economie conseguite”.
2. Al comma 1 dell’articolo 33 del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n.29, e successive modificazioni, sono soppresse le parole: “Nell’ambito del medesimo comparto”. Al medesimo articolo 33, il comma 2 è abrogato.
3. Fatti salvi i periodi di vigenza maggiori previsti da specifiche disposizioni di legge, la validità delle graduatorie dei concorsi per il reclutamento del personale, anche con qualifica dirigenziale, presso le amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n.29, e successive modificazioni, è elevata da 18 a 24 mesi e comunque permane fino al 31 dicembre 2000. Restano parimenti in vigore fino alla predetta data le graduatorie valide al 31 dicembre 1998.
Art. 21 (Riduzione di personale del comparto scuola)
1. Il numero dei dipendenti del comparto della scuola deve essere ridotto, al 31 dicembre 2000, di una percentuale non inferiore all’1 per cento rispetto a quello dei dipendenti in servizio al 31 dicembre 1999, fermi restando gli obiettivi previsti dall’articolo 40, comma 1, della legge 27 dicembre 1997, n.449, verificati distintamente ai sensi dell’articolo 39, comma 2-bis, della medesima legge n.449 del 1997, introdotto dall’articolo 20, comma 1, lettera b), della presente legge nonché quelli previsti dal comma 3, dell’articolo 40 della legge 27 dicembre 1997, n. 449. Tale riduzione è disposta in modo da evitare la riduzione di offerta formativa nelle aree montane, nelle isole minori o comunque in aree a bassa densità demografica.
2. I risparmi derivanti dall’attuazione del comma 1, stimati in lire 534 miliardi in ragione d’anno, sono destinati ad incrementare, per l’anno 2001, nella misura di lire 123 miliardi, e, a decorrere dall’anno 2002, nella misura del 60 per cento dell’intero ammontare, il fondo di cui all’articolo 40, comma 7, della legge 27 dicembre 1997, n. 449.
3. Le disposizioni di cui al presente articolo non si applicano alla regione Valle d’Aosta e alle province autonome di Trento e di Bolzano che disciplinano la materia nell’ambito delle competenze derivanti dai rispettivi statuti e dalle norme di attuazione.
(omissis)
Art. 28 (Riqualificazione dell’assistenza sanitaria e attività libero professionale)
1. Per le prestazioni libero-professionali, erogate in regime di ricovero o di day hospital, di cui alle lettere a) e b) del comma 2 dell’articolo 15-quinquies del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n.502, e successive modificazioni, la regione partecipa alla spesa nel limite di una quota variabile tra il 50 e il 70 per cento della tariffa prevista per le prestazioni istituzionali a carico del Servizio sanitario nazionale.
2. Per le prestazioni libero-professionali, erogate in regime di ricovero o di day hospital, di cui alla lettera c) del comma 2 dell’articolo 15-quinquies del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n.502, e successive modificazioni, svolte in strutture di altra azienda del Servizio sanitario nazionale, la regione partecipa alla spesa nel limite di una quota massima del 25 per cento della tariffa prevista per le prestazioni istituzionali a carico del Servizio sanitario nazionale.
3. Le tariffe delle prestazioni libero-professionali, in regime di ricovero o di day hospital, di cui alla lettera c) del comma 2 dell’articolo 15-quinquies del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni, svolte in strutture sanitarie non accreditate, sono determinate da ciascuna azienda d’intesa con il dirigente sanitario interessato e sono a totale carico dei richiedenti; all’azienda è dovuta una quota della tariffa nelle misure stabilite dai contratti collettivi nazionali.
4. La partecipazione ai proventi delle attività professionali di cui alla lettera d) del comma 2 dell’articolo 15-quinquies del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni, rese in regime libero-professionale è stabilita dai contratti collettivi nazionali, per quanto concerne le prestazioni di diagnostica strumentale e di laboratorio la partecipazione non può essere superiore al 50 per cento della tariffa praticata dall’azienda.
5. Le tariffe delle prestazioni libero-professionali, ivi comprese quelle di diagnostica strumentale e di laboratorio, erogate in regime ambulatoriale, sono determinate da ciascuna azienda in conformità ai criteri stabiliti dalle regioni e dai contratti collettivi nazionali di lavoro e sono a totale carico dei richiedenti. Per le predette prestazioni all’azienda compete il rimborso dei costi diretti ed indiretti sostenuti nonché una quota della tariffa nella misura stabilita dai contratti collettivi nazionali.
6. I contratti collettivi nazionali di lavoro stabiliscono i criteri per la determinazione dei proventi da corrispondere ai dirigenti sanitari in relazione alle specifiche prestazioni, nel rispetto dei limiti previsti dal presente articolo.
7. Il comma 17 dell’articolo 1 della legge 23 dicembre 1996, n.662, e l’ultimo periodo del comma 6 dell’articolo 3 della legge 23 dicembre 1994, n.724, sono abrogati.
8. Le economie derivanti dall’attuazione delle disposizioni di cui ai commi da 1 a 7 sono destinate in misura non superiore a 80 miliardi di lire al fondo per l’esclusività del rapporto dei dirigenti del ruolo sanitario di cui all’articolo 72, comma 6, della legge 23 dicembre 1998, n.448. Il predetto fondo è integrato a decorrere dall’anno 2000 di lire 70 miliardi annui, corrispondentemente le disponibilità destinate al finanziamento dei progetti di cui all’articolo 1, comma 34-bis, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, e successive modificazioni, sono ridotte a decorrere dall’anno 2000 di lire 70 miliardi annue.
9. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Ministro della sanità predispone una relazione che attesti la situazione dell’attività libero-professionale dei medici nelle strutture pubbliche. La relazione è trasmessa al Parlamento.
10. Al fine di potenziare le attività previste dall’articolo 72, comma 1, della legge 23 dicembre 1998, n. 448, è autorizzata l’ulteriore spesa di 1.500 miliardi di lire per gli anni 2000-2001, di cui 750 per l’anno 2000 e 750 per l’anno 2001.
11. Le disponibilità destinate al finanziamento dei progetti di cui all’articolo 1, comma 34-bis, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, e successive modificazioni, sono ridotte di lire 750 miliardi per ciascuno degli anni 2000 e 2001.
12. Per consentire il potenziamento delle strutture di radioterapia nell’ambito dei programmi di edilizia sanitaria di cui all’articolo 20 della legge n. 67 del 1998, è autorizzata l’ulteriore spesa di lire 10 miliardi per ciascuno degli anni 2000, 2001 e 2002.
13. Ai fini dell’utilizzo delle risorse di cui all’articolo 50, comma 1, lettera c), della legge 23 dicembre 1998, n. 448, le istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza (IPAB), che risultino essere state inserite nei programmi di intervento per la realizzazione di residenze sanitarie assistenziali per anziani e disabili non autosufficienti e siano già state ammesse ai finanziamenti disposti dall’articolo 20 della legge 11 marzo 1988, n. 67, e successive modificazioni, conservano il contributo attribuito a condizione che:
a) le IPAB stesse, ancorché depubblicizzate, risultino essere enti senza scopo di lucro;
b) le opere realizzate con tali finanziamenti siano autorizzate ai sensi dell’articolo 8-ter del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni, ed abbiano un vincolo permanente di destinazione d’uso;
c) le residenze sanitarie assistenziali per anziani e disabili non autosufficienti realizzate dalle IPAB stesse siano accreditate ai sensi dell’articolo 8-quater del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni.
14. La misura dell’1 per cento prevista dal comma 3 dell’articolo 72 della legge 23 dicembre 1998, n.448, è elevata al 2,5 per cento.
15. Le disponibilità corrispondenti alla quota parte delle minori spese di cui al comma 3 dell’articolo 72 della legge 23 dicembre 1998, n. 448, previste dal comma 15 dello stesso articolo 72 relativamente agli anni 2000 e 2001 sono integrate di 750 miliardi di lire per ciascuno dei predetti anni.
16. All’articolo 72, comma 15, della legge 23 dicembre 1998, n. 448, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: “Con decreto del Ministro della sanità, di concerto con il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, sono stabilite le modalità di acquisizione delle risorse da far affluire al fondo di cui al comma 6”.
17. In ragione dell’autofinanziamento del settore sanitario, le disposizioni di cui al presente articolo non si applicano alle province autonome di Trento e di Bolzano, alla regione Valle d’Aosta e alla regione Friuli-Venezia Giulia.
Art. 29 (Contenimento e razionalizzazione della spesa farmaceutica)
1. Entro il 30 giugno 2000 le imprese titolari dell’autorizzazione all’immissione in commercio dei medicinali, i grossisti e le farmacie provvedono, secondo criteri e modalità di ripartizione che tengano conto di principi di equità distributiva, con decreto del Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, di concerto con il Ministro della sanità e con il Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato, a versare a favore del Servizio sanitario nazionale un acconto sulla quota di loro spettanza del contributo di cui all’articolo 36, comma 16, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, relativa a ciascuno degli anni 1998 e 1999. In ogni caso i grossisti saranno tenuti al versamento del contributo soltanto per le vendite effettuate alle farmacie delle regioni che hanno determinato il superamento del limite di spesa farmaceutica. Per le farmacie si tiene conto dell’incidenza della spesa di ciascuna regione sul superamento del limite di spesa nazionale.
2. L’acconto di cui al comma 1 è determinato detraendo dall’ammontare totale del contributo dovuto l’importo equivalente alla quota di aumento dell’IVA dal 4 per cento al 10 per cento non rifinanziata dal decreto-legge 31 dicembre 1996, n. 669, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 1997, n. 30. Con decreto del Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, entro il 31 ottobre 2000 è stato stabilito il termine per il versamento del saldo da effettuarsi comunque entro il 31 dicembre 2000. Per i grossisti l’acconto previsto dal primo periodo del presente comma è, in ogni caso, corrisposto in non meno di tre rate annuali stabilite con il decreto di cui al comma 1. Entro il 30 settembre 2000 il ministro riferisce al Parlamento sull’effettiva rispondenza dei dati di mercato alle vigenti disposizioni sui margini riconosciuti alle tre categorie interessate sui prezzi di vendita dei medicinali erogati con onere a carico del Servizio sanitario nazionale, fornendo elementi e proposte per una revisione di tali margini e l’eventuale adozione di correlate misure finalizzate al rispetto degli stessi e ad assicurare, ove possibile, ulteriori contenimenti della spesa farmaceutica a carico del Servizio sanitario nazionale.
3. Per l’anno 2000, l’onere a carico del Servizio sanitario nazionale per l’assistenza farmaceutica previsto dall’articolo 36, comma 15, della legge 27 dicembre 1997, n.449, è rideterminato in lire 12.650 miliardi. L’onere predetto può registrare un incremento non superiore al 14 per cento, fermo restando il mantenimento delle occorrenze finanziarie delle regioni nei limiti degli stanziamenti complessivi previsti per il medesimo anno.
4. Fermo restando, per le specialità medicinali a base di principi attivi per i quali è scaduta la tutela brevettuale, quanto previsto dal comma 7 dell’articolo 36 della legge 27 dicembre 1997, n. 449, a decorrere dal 31 gennaio 2000 il prezzo delle specialità medicinali rimborsabili dal Servizio sanitario nazionale è ridotto del 5 per cento rispetto al prezzo calcolato secondo i criteri stabiliti dal CIPE.
5. Sono escluse dalla riduzione di cui al comma precedente:
a) le specialità medicinali coperte in Italia da brevetto di principio attivo;
b) le specialità medicinali coperte in Italia da brevetto formulazione o di modalità di rilascio o di somministrazione purché ottenuto con la procedura del brevetto europeo;
c) le specialità medicinali coperte in Italia da brevetto di indicazione terapeutica purché giudicato dalla CUF rilevante sotto il profilo terapeutico;
d) le specialità medicinali di origine biologica o ottenute con processi biotecnologici.
6. Restano comunque esclusi dalla riduzione i medicinali di cui all’articolo 3, comma 130, della legge 28 dicembre 1995, n. 549, come sostituito dall’articolo 1, comma 3, del decreto-legge 20 giugno 1996, n. 323, convertito con modificazioni, dalla legge 8 agosto 1996, n. 425.
7. In deroga a quanto previsto dalla deliberazione CIPE del 26 febbraio 1998, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 89 del 17 aprile 1998, per le confezioni di medicinali autorizzate secondo la procedura nazionale, qualora nell’ambito della medesima specialità siano presenti altre confezioni le cui autorizzazioni all’immissione in commercio sono state ottenute con procedura di mutuo riconoscimento, si applica, ai fini della determinazione del prezzo, la procedura negoziale di cui al comma 10 dell’articolo 36 della legge 27 dicembre 1997, n.449.
8. All’articolo 70, comma 5, della legge 23 dicembre 1998, n.448, l’espressione “medicinali già classificati tra i farmaci non rimborsabili e successivamente ammessi per la prima volta alla rimborsabilità” deve intendersi riferita al regime di rimborsabilità introdotto dall’articolo 8, comma 10, della legge 24 dicembre 1993, n.537.
9. Le disposizioni sulla contrattazione dei prezzi recate dall’articolo 1, comma 41, della legge 23 dicembre 1996, n.662, già estese in via sperimentale alle specialità medicinali autorizzate in Italia secondo il sistema del mutuo riconoscimento dal comma 10 dell’articolo 36 della legge 27 dicembre 1997, n.449, continuano ad applicarsi in via sperimentale fino al 31 dicembre 2000.
10. Il Ministero della sanità trasmette, entro il 30 gennaio 2001, alle competenti Commissioni parlamentari, una relazione sui risultati della sperimentazione del regime di contrattazione dei prezzi dei farmaci di mutuo riconoscimento, per il triennio 1998-2000.
11. Per i medicinali oggetto di procedura negoziale secondo la deliberazione CIPE del 30 gennaio 1997, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n.109 del 13 maggio 1997, può essere prevista, sul prezzo ex fabrica, l’applicazione di sconti a favore delle strutture pubbliche o, comunque, accreditate.
12. Al comma 1 dell’articolo 19 del decreto legislativo 29 maggio 1991, n.178, come sostituito dall’articolo 1, comma 1, lettera h), del decreto legislativo 18 febbraio 1997, n.44, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: “Qualora il ritardo della prima commercializzazione ecceda i dodici mesi il Ministero della sanità sospende l’autorizzazione concessa”.
13. Dopo il comma 2 dell’articolo 19 del decreto legislativo 29 maggio 1991, n. 178, è aggiunto il seguente:
“2-bis. La revoca della sospensione dell’autorizzazione adottata dal Ministero della sanità ai sensi dei commi 1 e 2 è disposta previo pagamento, da parte dell’impresa interessata, di una tariffa pari al 30 per cento di quella corrisposta per ottenere l’autorizzazione sospesa. La sospensione dell’autorizzazione all’immissione in commercio non si applica, in ogni caso, ai medicinali di cui è documentata dalle imprese l’esportazione verso altri Paesi”.
14. Il Ministero della sanità predispone annualmente una relazione che identifichi i motivi del superamento del limite della spesa farmaceutica nelle singole regioni, motivando anche le discordanze esistenti fra la spesa farmaceutica delle regioni ed i dati di vendita delle ditte farmaceutiche. La relazione è trasmessa al Parlamento.
(omissis)
CAPO II – Spese delle Amministrazioni locali e regionali
(omissis)
Art. 34 (Razionalizzazione e ottimizzazione delle procedure di acquisto nel settore sanitario)
1. Il Governo, nell’ambito del patto di stabilità interno, promuove le necessarie intese tra le regioni affinché queste provvedano, a partire dall’anno 2000, alla definizione ed alla costituzione di un organismo comune avente per scopo la selezione e la razionalizzazione della domanda di beni e servizi della aziende sanitarie ed ospedaliere, nonché l’effettuazione di acquisti centralizzati per diverse tipologie di beni.
CAPO III – Interventi in materia previdenziale
(omissis)
Art. 37 (Contributo su pensioni con importo elevato)
1. A decorrere dal 1^ gennaio 2000 e per un periodo di tre anni, sugli importi dei trattamenti pensionistici corrisposti da enti gestori di forme di previdenza obbligatorie complessivamente superiori al massimale annuo previsto dall’articolo 2, comma 18, della legge 8 agosto 1995, n. 335, è dovuto, sulla parte eccedente, un contributo di solidarietà nella misura del 2 per cento secondo modalità e termini stabiliti con decreto del ministro del Lavoro e della previdenza sociale, di concerto con il ministro del Tesoro, del bilancio e della programmazione economica, da emanarsi entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge.
2. Gli importi dei contributi di cui al comma 1 confluiscono nel fondo di cui all’articolo 5, comma 2, della legge 24 giugno 1997, n. 196, per le finalità stabilite dall’articolo 9, comma 3, della medesima legge; con il decreto previsto dal predetto articolo 9, comma 3, vengono stabilite modalità, condizioni e termini del concorso agli oneri a carico del lavoratore, in materia di copertura assicurativa per periodi non coperti da contribuzione, previsti dagli articoli 6, 7 e 8 del decreto legislativo 16 settembre 1996, n. 564, e successive modificazioni, nonché dell’applicazione delle predette disposizioni, in quanto compatibili, anche ai periodi non coperti da contribuzione dei lavoratori iscritti alla gestione di cui all’articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, e successive integrazioni.
CAPO IV – Strumenti di gestione del debito pubblico
(omissis)
TITOLO IV – Interventi per lo sviluppo
CAPO I – Disposizioni per agevolare lo sviluppo dell’economia e dell’occupazione
Art. 49 (Riduzione oneri sociali e tutela della maternità)
1. Con riferimento ai parti, alle adozioni o agli affidamenti intervenuti successivamente al 1° luglio 2000 per i quali è riconosciuta dal vigente ordinamento la tutela previdenziale obbligatoria, il complessivo importo della prestazione dovuta se inferiore a lire 3 milioni, ovvero una quota fino a lire 3 milioni se il predetto complessivo importo risulta pari o superiore a tale valore, è posto a carico del bilancio dello Stato.
Conseguentemente, e quanto agli anni successivi al 2001, subordinatamente all’adozione dei decreti di cui al comma 2, sono ridotti gli oneri contributivi per maternità, a carico dei datori di lavoro, per 0,20 punti percentuali. Relativamente agli iscritti all’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti per le gestioni dei coltivatori diretti, coloni e mezzadri, artigiani ed esercenti attività commerciali, la misura del contributo annuo di cui all’articolo 6 della legge 29 dicembre 1987, n.546, è rideterminata in lire 14.500. Nei confronti degli iscritti alle altre gestioni previdenziali che erogano trattamenti obbligatori di maternità, alla ridefinizione dei contributi dovuti si provvede con i decreti di cui al comma 14, sulla base di un procedimento che preliminarmente consideri una situazione di equilibrio tra contributi versati e prestazioni assicurate.
2. All’onere derivante dal comma 1, pari a lire 469 miliardi per l’anno 2002 e a lire 581 miliardi a decorrere dall’anno 2003, si provvede con una quota parte delle maggiori entrate derivanti dai decreti del Presidente del Consiglio dei ministri di cui all’articolo 8 della legge 23 dicembre 1998, n.448, emanati successivamente alla data di entrata in vigore della presente legge. Per la copertura finanziaria degli oneri derivanti dal comma 1 per gli anni 2000 e 2001, rispettivamente valutati in lire 255 miliardi e in lire 625 miliardi, è autorizzata la spesa complessiva di lire 880 miliardi.
3. Per la copertura finanziaria per gli anni 2000 e 2001 di quota parte degli oneri previsti dall’attuazione dell’articolo 55, comma 1, lettere o) e s), nonché degli oneri derivanti dall’articolo 60 della legge 17 maggio 1999, n. 144, rispettivamente valutati in lire 700 miliardi e in lire 250 miliardi per ciascuno degli anni 2000 e 2001, è autorizzata la spesa complessiva di lire 1.900 miliardi.
4. Nell’ambito del processo di armonizzazione al processo generale, le aliquote contributive dovute dai datori di lavoro e dai lavoratori addetti ai pubblici servizi di trasporto iscritti all’assicurazione generale obbligatoria ai sensi dell’articolo 1 del decreto legislativo 29 giugno 1996, n. 414, sono così modificate:
a) per i datori di lavoro:
1) il contributo dovuto al Fondo pensioni lavoratori dipendenti per il personale di cui all’articolo 1, comma 2, lettera a), del decreto legislativo 29 giugno 1996, n. 414, è stabilito nella misura del 23,81 per cento;
2) il contributo dovuto per il personale assunto successivamente al 31 dicembre 1995, previsto dall’articolo 2, comma 3, del decreto legislativo 29 giugno 1996, n. 414, è soppresso;
3) il contributo per assegni al nucleo familiare è stabilito nella misura del 2,48 per cento;
4) il contributo per l’indennità di malattia è stabilito nella misura del 2,22 per cento;
5) il contributo per l’indennità di maternità è ridotto dello 0,57 per cento;
b) per i lavoratori dipendenti, il contributo dovuto al Fondo pensioni lavoratori dipendenti per il personale di cui all’articolo 1, comma 2, lettera a), del decreto legislativo 29 giugno 1996, n. 414, è stabilito nella misura dell’8,89 per cento.
5. Per i periodi contributivi successivi al 2001 le riduzioni di cui al comma 4 sono subordinate all’adozione dei decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri di cui al comma 7, lettera b).
6. Il comma 4 dell’articolo 2 del decreto legislativo 29 giugno 1996, n. 414, è abrogato.
7. All’onere derivante dalle disposizioni di cui al comma 1, valutato complessivamente in lire 340 miliardi per l’anno 2000 ed in lire 400 miliardi annue a decorrere dall’anno 2001, si provvede:
a) per gli anni 2000 e 2001 mediante riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2000-2002, nell’ambito dell’unità previsionale di base di parte corrente “Fondo speciale” dello stato di previsione del Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica per l’anno 2000, parzialmente utilizzando l’accantonamento relativo al Ministero delle finanze;
b) per i periodi successivi con una quota parte delle maggiori entrate derivanti dai decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri di cui all’articolo 8 della legge 23 dicembre 1998, n. 448, emanati successivamente alla data di entrata in vigore della presenta legge.
8. Alle donne residenti, cittadine italiane o comunitarie ovvero in possesso di carta di soggiorno ai sensi dell’articolo 9 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, per le quali sono in atto o sono stati versati contributi per la tutela previdenziale obbligatoria della maternità, è corrisposto, per ogni figlio nato, o per ogni minore adottato o in affidamento preadottivo dalla stessa data di cui al comma 1, un assegno di importo complessivo pari a lire 3 milioni, per l’intero nel caso in cui non sia corrisposta alcuna prestazione per la tutela previdenziale obbligatoria della maternità, ovvero per la quota differenziale rispetto alla prestazione complessiva in godimento se questa risulta inferiore, quando si verifica uno dei seguenti casi:
a) quando la donna lavoratrice ha in corso di godimento una qualsiasi forma di tutela previdenziale della maternità e possa far valere almeno tre mesi di contribuzione nel periodo che va dai diciotto ai nove mesi antecedenti alla nascita o all’effettivo ingresso del minore nel nucleo familiare;
b) qualora il periodo intercorrente tra la data della perdita del diritto a prestazioni previdenziali o assistenziali derivanti dallo svolgimento, per almeno tre mesi, di attività lavorativa, così come individuate con i decreti di cui al comma 14, e la data della nascita o dell’effettivo ingresso del minore nel nucleo familiare, non sia superiore a quello del godimento di tali prestazioni, e comunque non sia superiore a nove mesi. Con i medesimi decreti è altresì definita la data di inizio del predetto periodo nei casi in cui questa non risulti esattamente individuabile;
c) in caso di recesso, anche volontario, dal rapporto di lavoro durante il periodo di gravidanza, qualora la donna possa far valere tre mesi di contribuzione nel periodo che va dai diciotto ai nove mesi antecedenti alla nascita.
9. L’assegno di cui al comma 8, che è posto a carico dello Stato, è concesso ed erogato dall’INPS, a domanda dell’interessato, da presentare in carta semplice nel termine perentorio di sei mesi dalla nascita o dall’effettivo ingresso del minore nel nucleo familiare.
10. Restano ferme le disposizioni dell’articolo 17 della legge 30 dicembre 1971, n. 1204.
11. L’importo della quota di cui al comma 1 e dell’assegno di cui al comma 8 sono rivalutati al 1° gennaio di ogni anno, sulla base della variazione dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati calcolato dall’ISTAT.
12. A decorrere dal 1° luglio 2000 l’assegno di cui all’articolo 66 della legge 23 dicembre 1998, n.4 48, è concesso alle donne residenti, cittadine italiane o comunitarie o in possesso di carta di soggiorno ai sensi dell’articolo 9 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n.286, che non beneficiano di alcuna tutela economica della maternità, alle condizioni di cui al comma 2 del medesimo articolo 66 della legge n.448 del 1998, per ogni figlio nato dal 1° luglio 2000, o per ogni minore adottato o in affidamento preadottivo dalla stessa data. All’assegno di cui al presente comma si applicano le disposizioni di cui al comma 11.
13. Con i decreti di cui al comma 14 sono disciplinati i casi nei quali gli assegni, se non ancora concessi o erogati, possono essere corrisposti congiuntamente ai genitori o al padre o all’adottante del minore.
14. Con uno o più decreti del Ministro per la solidarietà sociale, di concerto con i Ministri del lavoro e della previdenza sociale e del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, sono emanate le disposizioni regolamentari necessarie per l’attuazione del presente articolo. Fino alla data di entrata in vigore delle suddette disposizioni restano in vigore, per quanto applicabili, le disposizioni emanate ai sensi della disciplina previgente.
15. L’onere derivante dall’attuazione del presente articolo, con esclusione di quello di cui al comma 1, 3 e 4, è valutato in lire 92 miliardi per l’anno 2000, in lire 186 miliardi per l’anno 2001 e in lire 188 miliardi a decorrere dall’anno 2002.
16. Per la copertura dei maggiori costi conseguenti all’aumento della domanda di strutture e di servizi connessi alla accoglienza dei pellegrini in relazione agli eventi giubilari nelle diverse regioni italiane ed a quelli relativi ai processi di beatificazione che dovessero avviarsi nell’anno 2000, è istituito presso la Presidenza del Consiglio dei ministri un fondo di lire 80 miliardi. La ripartizione del fondo tra i soggetti interessati è effettuata con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri.
Art. 50 (Misure per l’occupazione)
All’articolo 4, comma 1, della legge 23 dicembre 1998, n. 448, sostituire le parole da: “a decorrere dal periodo di imposta” fino a: “un milione di lire annue”, con le seguenti: “un credito di imposta per ciascun nuovo dipendente pari ad un milione di lire annue per il periodo di imposta in corso al 1° gennaio 1999 e a 3 milioni di lire annue per i periodi di imposta successivi”.
Art. 51 (Disposizioni in materia previdenziale e di trattamento fiscale del lavoro autonomo)
1. All’articolo 59, comma 16, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, sono apportate le seguenti modifiche:
a) al secondo periodo, sostituire le parole: “0,5 punti percentuali” con le seguenti: “un punto percentuale”;
b) al terzo periodo, sostituire le parole: “di un punto percentuale”, con le seguenti: “di due punti percentuali nei limiti di una complessiva aliquota di computo di 20 punti percentuali”;
c) al quarto periodo, sostituire le parole: “e gli assegni al nucleo famigliare” con le seguenti: “, gli assegni al nucleo famigliare e alla malattia in caso di degenza ospedaliera. Con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica ed il Ministro della sanità, da emanarsi entro sei mesi dell’entrata in vigore della presente legge, si provvede alla disciplina della tutela per malattia in caso di degenza ospedaliera nei limiti delle risorse derivanti dallo specifico gettito contributivo e in relazione al reddito individuale”.
2. Per i lavoratori iscritti alla gestione di cui all’articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, è prevista la facoltà di riscattare annualità di lavoro prestato attraverso rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, risultati da atti aventi data certa, svolti in periodi precedenti all’entrata in vigore dell’assoggettamento all’obbligo contributivo di cui alla predetta legge. Tale facoltà di riscatto è posta a carico dell’interessato e può essere fatta valere fino ad un massimo di cinque annualità. Con successivo decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con i Ministri del tesoro, del bilancio e della programmazione economica e delle finanze, è stabilita la disciplina della facoltà di riscatto, in coerenza con la disciplina di cui al decreto legislativo 16 settembre 1996, n. 564 tenendo conto della parametrazione con le retribuzioni del periodo considerato e valutando quale aliquota di riferimento l’aliquota contributiva in vigore al momento della domanda.
3. All’articolo 50, comma 8, del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, dopo le parole: “a titolo di deduzione forfettaria delle altre spese;” sono aggiunge le seguenti: “la riduzione è pari al 6 per cento, se alla formazione del reddito complessivo concorrono soltanto redditi di collaborazione coordinata e continuativa di importo complessivo non superiore a lire 40.000.000 e il reddito , non superiore alla deduzione prevista dall’articolo 10, comma 3-bis, dell’unità immobiliare adibita ad abitazione principale e delle relative pertinenze;”.
4. La disposizione del comma 3 ha effetto a decorrere dal 1o gennaio 1999. Nel medesimo articolo 50, comma 8, del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, le parole: “al 6 per cento” sono sostituite dalle seguenti: “al 7 per cento”, a decorrere dal 1o gennaio 2001.
Art.52 (Incremento delle pensioni sociali)
1. A decorrere dal 1° gennaio 2000, gli importi mensili della pensione sociale di cui all’articolo 26 della legge 30 aprile 1969, n.153, nonché l’assegno sociale di cui all’articolo 3, comma 6, della legge 8 agosto 1995, n.335, sono elevati di lire 18.000 mensili.
2. Per i trattamenti trasferiti all’INPS, ai sensi dell’articolo 10 della legge 26 maggio 1970, n. 381, e dell’articolo 19 della legge 30 marzo 1971, n.118, gli aumenti sono corrisposti in una misura che consenta all’avente diritto di raggiungere un reddito pari all’importo della pensione sociale o dell’assegno sociale di cui al comma 1 del presente articolo, tenendo conto dei criteri economici adottati per l’accesso e per il calcolo della predetta pensione sociale o dell’assegno sociale.
1. Le disposizioni previste dall’articolo 27 della legge 23 dicembre 1998, n. 448, continuano ad applicarsi anche nell’anno scolastico 2000-2001. A tal fine è autorizzata la spesa di lire 100 miliardi per l’anno 2000.
(omissis)
Art. 56 (Interventi in materia di sicurezza stradale)
1. Per la prosecuzione degli interventi in materia di sicurezza stradale individuati nei programmi annuali di cui al comma 3 dell’articolo 32 della legge 17 maggio 1999, n. 144, come rifinanziati dalla tabella 3 allegata alla presente legge, gli enti proprietari delle strade territorialmente competenti per la realizzazione degli interventi, sono autorizzati a contrarre mutui secondo criteri e modalità stabiliti con decreto del Ministro dei lavori pubblici, di concerto con il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica.
(omissis)
Art. 62 (Disposizioni in materia di ammortizzatori sociali)
1. In attesa della riforma degli ammortizzatori sociali e comunque non oltre il 31 dicembre 2000 sono prorogati:
a) il trattamento straordinario di integrazione salariale di cui all’articolo 1-quinquies del decreto-legge 8 aprile 1998, n. 78, convertito, con modificazioni, alla legge 5 giugno 1998, n. 176, e successive modificazioni, in favore dei lavoratori dipendenti da aziende che abbiano già stipulato accordi ministeriali ai sensi della citata disposizione, nel limite di lire 38 miliardi e 700 milioni;
b) il trattamento straordinario di integrazione salariale e di mobilità di cui all’articolo 4, comma 21, terzo e quinto periodo, del decreto-legge 1° ottobre 1996, n. 510, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 novembre 1996, n. 608, e successive modificazioni, nei confronti di un numero massimo di 2500 unità, nel limite di lire 75 miliardi e 600 milioni;
c) il trattamento straordinario di integrazione salariale, con scadenza entro il 7 gennaio 2000, concesso ai sensi dell’articolo 3, comma 2, della legge 23 luglio 1991, n. 223, per fallimento o concordato preventivo con cessione dei beni, in favore di un numero massimo di 1700 lavoratori dipendenti da società appartenenti ad un unico gruppo industriale con un organico superiore a 2000 unità alla data di entrata in vigore della presente legge ed operanti nelle aree territoriali di cui all’obiettivo 1 del Regolamento (CEE) n. 2081/93 del Consiglio, del 20 luglio 1993, e successive modificazioni. Il relativo onere è valutato in lire 51 miliardi e 400 milioni;
d) il trattamento straordinario di integrazione salariale di cui all’articolo 81, comma 3, terzo periodo, della legge 23 dicembre 1998, n. 448, nel limite di lire 2 miliardi e 400 milioni;
e) il trattamento straordinario di integrazione salariale di cui all’articolo 81, comma 6, della legge 23 dicembre 1998, n. 448, nel limite di lire 11 miliardi;
f) il trattamento straordinario di integrazione salariale concesso per ristrutturazione e/o riorganizzazione aziendale ai sensi delle deliberazioni del CIPE del 18 ottobre 1994 e del 26 gennaio 1996 in favore di un numero massimo di 200 lavoratori, dipendenti da imprese con più di 1.500 unità facenti parte di un unico gruppo industriale e comunque limitatamente ai lavoratori occupati in unità produttive interessate ai contratti d’area di cui all’articolo 2, comma 203, lettera f), della legge 23 dicembre 1996, n. 662, nel limite di lire 6 miliardi;
g) I trattamenti di cassa integrazione straordinaria e di mobilità di cui all’articolo 81, comma 3, della legge 23 dicembre 1998, n. 448, nel limite di lire 50 miliardi a carico del Fondo di cui all’articolo 1, comma 7, del decreto-legge 20 maggio 1993, n. 148, convertito, con modificazioni, dalle legge 19 luglio 1993, n. 236.
h) l’indennità di mobilità di cui all’articolo 45, comma 17, lettera f), della legge 17 maggio 1999, n. 144, nel limite di lire 10 miliardi;
i) i trattamenti di mobilità di cui all’articolo 45, comma 17, lettera c), della legge 17 maggio 1999, n. 144, nel limite di lire 21 miliardi, di cui lire 10,5 miliardi per i soggetti di cui al primo periodo della citata lettera c) e lire 10,5 miliardi per i soggetti di cui al secondo periodo della medesima lettera c).
2. La misura dei trattamenti di cui al comma 1, lettere a), b), limitatamente al trattamento di mobilità, e), f), g) e h), è ridotta del 10 per cento. L’onere complessivo dei trattamenti di cui al comma 1 è posto a carico del Fondo di cui all’articolo 1, comma 7, del decreto-legge 20 maggio 1993, n. 148, convertito, con modificazioni,dalla legge 19 luglio 1993, n. 236. Successivamente alla scadenza dei predetti trattamenti, trova applicazione la disposizione di cui all’articolo 45, comma 23, della legge 17 maggio 1999, n. 144.
3. Fino al completamento del processo di ricollocazione i lavoratori ammessi ai benefici della legge 9 marzo 1971, n. 98 e successive modificazioni, i lavoratori a cui si applica quanto disposto dal comma 3 dell’articolo 45 della legge 17 maggio 1999, n. 144, nonché i lavoratori che abbiano prestato servizio continuativo come civili alle dipendenze di organismi militari operanti nell’ambito dell’Alleanza atlantica, o di quelli dei singoli Stati esteri che ne fanno parte e che siano licenziati in conseguenza di provvedimenti di ristrutturazione o di soppressione degli organismi medesimi, accedono al trattamento di mobilità di cui alla legge 23 luglio 1991, n. 223, e successive modificazioni. L’ammissione al predetto trattamento può essere concessa nel limite massimo di lire 5 miliardi per ciascuno degli anni 2000, 2001 e 2002 a carico del Fondo di cui all’articolo 1, comma 7, del decreto-legge 20 maggio 1993, n. 148, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1993, n. 236.
4. Alla legge 17 maggio 1999, n. 144, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all’articolo 45, comma 17, lettera g), primo periodo, le parole: “25 miliardi” sono sostituite dalle seguenti: “35 miliardi”;
b) all’articolo 46, commi 1 e 4, le parole: “31 dicembre 1999” sono sostituite dalle seguenti: “31 dicembre 2000”; i relativi benefici sono concessi nel limite di lire 4 miliardi posti a carico del Fondo di cui al comma 2.
5. All’articolo 1 del decreto-legge 20 gennaio 1998, n.4, convertito, con modificazioni, dalla legge 20 marzo 1998, n.52, come modificato dall’articolo 81 della legge 23 dicembre 1998, n.448, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 1, le parole: “31 dicembre 1999” sono sostituite dalle seguenti: “31 dicembre 2000” e le parole: “per l’anno 1999” sono sostituite dalle seguenti: “per ciascuno degli anni 1999 e 2000”;
b) al comma 2, le parole: “31 dicembre 1999” sono sostituite dalle seguenti: “31 dicembre 2000”.
6. Il decreto-legge 2 novembre 1999, n. 390, è abrogato. Restano validi gli atti e i provvedimenti adottati e sono fatti salvi gli effetti prodottisi e i rapporti giuridici sorti sulla base del medesimo decreto-legge n. 390 del 1999.
Art. 63 (Disposizioni in materia di politiche per l’occupazione e di emersione del lavoro irregolare)
1. In attesa della revisione delle misure di inserimento al lavoro, non costituenti rapporto di lavoro, di cui all’articolo 45, comma 1, lettera d), della legge 17 maggio 1999, n. 144, i piani per inserimento professionale dei giovani di cui all’articolo 9-octies del decreto-legge 1o ottobre 1996, n. 510, convertito con modificazioni, dalla legge 28 novembre 1996, n. 608, possono prevedere, fermo restando il limite complessivo delle 960 ore annuali previsto dall’articolo 15, comma 4, del decreto-legge 16 maggio 1994, n. 299, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1994, n. 451, lo svolgimento delle attività in un periodo non superiore a sei mesi e comunque nel limite dell’orario contrattuale nazionale e/o aziendale previsto. All’articolo 66, comma 5, della legge 17 maggio 1999, n. 144, le parole: “10 miliardi” sono sostituite dalle seguenti: “110 miliardi”.
2. Il Ministro del lavoro e della previdenza sociale può destinare una quota fino a lire 100 miliardi per l’anno 2000, nell’ambito delle disponibilità del Fondo di cui all’articolo 1, comma 7, del decreto-legge 20 maggio 1993, n. 148, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1993, n. 236, agli interventi di promozione del lavoro autonomo di cui all’articolo 9-septies del decreto-legge 1° ottobre 1996, n. 510, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 novembre 1996, n. 608.
3. Il termine per la stipula degli accordi territoriali e per quelli aziendali di recepimento di cui all’articolo 5, comma 2, del decreto-legge 1o ottobre 1996, n. 510, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 novembre 1996, n. 608, e successive modificazioni, è prorogato al 31 dicembre 2000. Al fine di promuovere il ricorso ai predetti accordi e contratti nonché di favorire la creazione delle condizioni per la stabilizzazione dei relativi posti di lavoro, il Ministro del lavoro e della previdenza sociale può, con proprio decreto, prevedere specifiche misure di agevolazione, anche di carattere contributivo, nel limite massimo di lire 150 miliardi per ciascuno degli anni 2000, 2001 e 2002, preordinati allo scopo nell’ambito del Fondo di cui all’articolo 1, comma 7, del decreto-legge 20 maggio 1993, n. 148, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1993, n. 236. L’efficacia delle disposizioni di cui al presente comma e l’adozione degli incentivi ivi previsti sono subordinati all’autorizzazione della Commissione dell’Unione europea.
4. All’articolo 78 della legge 23 dicembre 1998, n. 448, sono apportate le seguenti modificazioni:
b) al comma 4 è aggiunto, in fine, il seguente periodo: “Qualora entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge non siano state istituite le predette Commissioni provvede il Ministro del lavoro e della previdenza sociale, ove i competenti organi regionali non abbiano provveduto entro trenta giorni dall’invito rivolto dal Ministro.
Art. 64 (Disposizioni in materia di lavoro temporaneo)
1. Alla legge 24 giugno 1997, n. 196, sono le seguenti modificazioni:
a) all’articolo 1, comma 3, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: “La predetta limitazione non trova applicazione con riferimento ai lavoratori appartenenti alla categoria degli impiegati.”;
b) all’articolo 1, comma 4, la lettera a) è sostituita dalla seguente:
“a) per le mansioni individuate dai contratti collettivi nazionali della categoria di appartenenza dell’impresa utilizzatrice stipulati dai sindacati comparativamente più rappresentativi, con particolare riguardo alle mansioni il cui svolgimento può presentare maggiore pericolo per la sicurezza del prestatore di lavoro o di soggetti terzi;”
c) all’articolo 4, comma 2, dopo il primo periodo è inserito il seguente: “Al lavoratore temporaneo non può comunque essere corrisposto il trattamento previsto per la categoria di livello più basso quando tale inquadramento sia considerato dal contratto collettivo come avente carattere esclusivamente transitorio.”;
d) l’articolo 5 è sostituito dal seguente:
“Art. 5
(Interventi specifici per i lavoratori temporanei)
1. Le imprese di fornitura sono tenute a versare al Fondo di cui al comma 2 un contributo pari al 4 per cento della retribuzione corrisposta ai lavoratori assunti con il contratto di cui all’articolo 3. Le risorse sono destinate per:
a) interventi a favore dei lavoratori temporanei intesi, in particolare, a promuovere percorsi di qualificazione e riqualificazione anche in funzione di continuità di occasioni di impiego e a prevedere specifiche misure di carattere previdenziale;
b) iniziative comuni finalizzate a verificare l’utilizzo del lavoro temporaneo e la sua efficacia anche in termini di promozione dell’emersione del lavoro non regolare. I predetti interventi e misure sono attuati nel quadro di politiche stabilite nel contratto applicato alle imprese fornitrici ovvero, in mancanza, stabilite con decreto del ministro del Lavoro e della Previdenza sociale, sentite le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative nel predetto ambito.
2. I contributi di cui al comma 1 sono rimessi ad un Fondo bilaterale appositamente costituito, anche nell’ente bilaterale, dalle parti stipulanti il contratto collettivo nazionale delle imprese di fornitura di lavoro temporaneo di cui all’articolo 11, comma 5:
a) come soggetto giuridico, di natura associativa ai sensi dell’articolo 36 del codice civile;
b) come soggetto dotato di personalità giuridica ai sensi dell’articolo 12 del codice civile con procedimento per il riconoscimento rientrante nelle competenze del ministero del Lavoro e della Previdenza sociale ai sensi dell’articolo 2, comma 1, della legge 12 gennaio 1991, n.13.
3. Il Fondo di cui al comma 2 è attivato a seguito di autorizzazione del ministero del Lavoro e della Previdenza sociale, previa verifica della congruità tra le finalità istituzionali previste dal comma 1, dei criteri di gestione e delle strutture di funzionamento del Fondo stesso; il ministero del Lavoro e della Previdenza sociale esercita la vigilanza sulla gestione del Fondo.
4. All’eventuale adeguamento del contributo di cui al comma 1 si provvede con decreto del ministro del Lavoro e della Previdenza sociale in esito alla verifica a cura delle Parti sociali da effettuarsi decorsi due anni dall’effettivo funzionamento del Fondo di cui al comma 2.
5. In caso di omissione, anche parziale, del contributo di cui al comma 1, il datore di lavoro è tenuto a corrispondere, oltre al contributo omesso e alle relative sanzioni, una somma, a titolo di sanzione amministrativa, di importo pari a quella del contributo omesso; gli importi delle sanzioni amministrative sono versati al Fondo di cui al comma 2.”;
e) all’articolo 11, comma 4, dopo le parole: “lavoro temporaneo” sono inserite le seguenti: “ovvero ai sensi dell’articolo 1, comma 3″ e, in fine, sono aggiunte le seguenti parole: ” e le relative percentuali ai sensi dell’articolo 1, comma 8″;
2. Sono versate al Fondo di cui all’articolo 5, comma 2, della legge 24 giugno 1997, n.196, come modificato dal comma 1 del presente articolo, le somme versate ai sensi della previgente disciplina di cui al citato articolo 5 destinate al finanziamento delle iniziative mirate al soddisfacimento delle esigenze di formazione dei lavoratori assunti con il contratto di lavoro temporaneo.”.
CAPO II – Disposizioni per accelerare i processi di privatizzazione
(omissis)
TITOLO V – Norme finali
Art. 71 (Copertura finanziaria ed entrata in vigore)
1. La copertura della presente legge per le nuove o maggiori spese correnti, per le riduzioni di entrata e per le nuove finalizzazioni nette da iscrivere nel fondo speciale di parte corrente viene assicurata, ai sensi dell’articolo 11, comma 5, della legge 5 agosto 1978, n. 468, come sostituito dall’articolo 5 della legge 23 agosto 1988, n. 362, secondo il prospetto allegato.
2. Le disposizioni della presente legge sono applicabili nelle regioni a statuto speciale e nelle province autonome di Trento e Bolzano compatibilmente con le norme dei rispettivi statuti.
3. Le disposizioni della presente legge si applicano con decorrenza dal 1º gennaio 2000.