La figura del caregiver familiare identifica la persona, che all’interno del nucleo domestico, assume la responsabilità quotidiana dell’assistenza a una persona non autosufficiente o con disabilità. È la figura di riferimento che coordina, organizza e garantisce le cure necessarie, spesso in qualità di parente stretto o convivente. Diverso è il ruolo del caregiver professionale, cioè l’assistente familiare retribuito, che presta attività di cura come lavoro. Il suo intervento si inserisce all’interno di un’organizzazione definita dalla famiglia, che mantiene la responsabilità generale e supervisiona in maniera diretta o indiretta il lavoro svolto.

Il profilo del caregiver è entrato per la prima volta nell’ordinamento italiano con la legge di bilancio 2018 (art. 1, commi 254-256 della legge n. 205/2017). In questa sede, il legislatore introduce una definizione generale, descrivendo il caregiver come la persona che assiste e si prende cura di specifici soggetti. La norma precisa quali legami di parentela o convivenza rientrino nella definizione. È considerato caregiver familiare chi presta assistenza continuativa a:

  • il/la proprio/a coniuge
  • il/la partner di un’unione civile
  • il/la convivente di fatto ai sensi della legge 76/2016
  • un/a familiare o affine entro il secondo grado
  • un/a familiare entro il terzo grado, qualora la persona assistita non sia autosufficiente o in grado di prendersi cura di sé ai sensi dell’articolo 3, comma 3 della legge n. 104/1992 o titolare di indennità di accompagnamento.

L’introduzione di una cornice normativa ha rappresentato un primo passo verso il riconoscimento del ruolo svolto ogni giorno da migliaia di persone che garantiscono supporto essenziale ai propri familiari. Pur non configurando uno status pienamente tutelato, la definizione ha aperto la strada a successive misure di sostegno e a un dibattito più ampio sul valore sociale del caregiver familiare.

Con la legge di bilancio 2018, il Parlamento ha istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri un fondo nazionale dedicato al sostegno dei caregiver familiari. La misura prevedeva 20 milioni di euro all’anno per il triennio 2018-2020 da ripartire alle Regioni per finanziare interventi a favore di chi presta cura in modo non professionale. L’obiettivo era dare riconoscimento sociale ed economico all’assistenza familiare, spesso svolta in condizioni di grande impegno seppur con scarse tutele. Nello stesso anno il Decreto-legge 86/2018 ha riunito presso la Presidenza del Consiglio anche le risorse del precedente “Fondo di previdenza per le persone che svolgono lavori di cura non retribuiti” istituito negli anni ’90 per sostenere l’assicurazione volontaria a chi svolgeva attività di cura familiare senza un rapporto di lavoro. Con il DPCM 27 ottobre 2020 sono stati definiti i criteri di utilizzo di questi fondi perlopiù destinati ai caregiver di persone con disabilità gravissima, a chi non ha potuto accedere a strutture residenziali durante l’emergenza sanitaria e ai percorsi di deistituzionalizzazione. Negli anni successivi le risorse sono state rafforzate e con la legge di bilancio 2021 (L. 178/2020), è stato creato un ulteriore fondo per promuovere gli interventi normativi a favore dei caregiver.

A partire dal 2024, il sistema è stato riorganizzato: con la legge di bilancio 2024 (L. n. 213/2023) il fondo specifico dei caregiver è stato inserito in un contenitore più ampio il Fondo unico per l’inclusione delle persone con disabilità. In attuazione a questa riforma, il decreto 8 gennaio 2025 del Ministro per le disabilità ha destinato una quota di risorse volte proprio al riconoscimento del valore sociale ed economico dell’attività dei caregiver.  Più di recente con la legge di bilancio 2026 (articolo 1, comma 227, L. n. 199 del 2025) è stato istituito un nuovo fondo destinato a sostenere future iniziative legislative volte a definire con maggiore chiarezza la figura del caregiver e a riconoscerne pienamente il valore anche sotto il profilo economico. Il fondo prevede una dotazione pari a 1,15 milioni di euro per il 2026, che aumenta a 207 milioni di euro annui a partire dal 2027, risorse che potranno sostenere misure come indennità, contributi previdenziali o specifiche forme di tutela.

Negli ultimi anni il tema del caregiver è entrato con forza nell’agenda normativa spinto da trasformazioni sociali profonde: l’invecchiamento della popolazione, l’aumento delle condizioni di non autosufficienza e la crescente centralità delle reti familiari nei percorsi di cura, soprattutto a seguito della pandemia Sars Covid-19. Nonostante l’attenzione dedicata al tema, le circa 30 proposte di legge non hanno mai raggiunto l’approvazione finale. Il percorso si è arenato più volte per la mancanza di un’adeguata copertura economica oltre che per l’assenza di una chiara platea dei beneficiari.  In assenza di una legge nazionale organica, sono state soprattutto le Regioni a intervenire, costruendo un mosaico di misure che, pur con differenze significative, convergono nel riconoscere il valore sociale dell’assistenza prestata quotidianamente da milioni di persone. Si riassumono i principali interventi normativi regionali volti a prevedere misure di sostegno e l’integrazione nei sistemi locali dei servizi sociali e sociosanitari.

Introduce una definizione ampia di caregiver, riconoscendone il ruolo nel Piano assistenziale Individuale e nel progetto di vita, e prevede interventi strutturati di supporto, formazione e sollievo, garantendo continuità assistenziale attraverso una rete coordinata di servizi sociali, sociosanitari e sanitari

Rafforza il riconoscimento formale del caregiver e promuove misure integrate tra ambito sanitario e sociale, con un focus sulla personalizzazione dei progetti di assistenza.

Una delle prime normative regionali centrata sulla valorizzazione del ruolo familiare e sulla creazione di reti territoriali di sostegno.

Interviene con un impianto aggiornato, che include strumenti di sollievo, formazione e supporto psicologico.

  • Regione Emilia-Romagna, L.R. n. 2/2014, modificata dalla L.R. n. 5/2024

Una legge pionieristica, recentemente aggiornata per rafforzare la tutela del caregiver e integrarne il ruolo nei percorsi assistenziali.

Introduce misure di riconoscimento e sostegno economico, con attenzione alla qualificazione del ruolo.

Una normativa di nuova generazione, che punta a un approccio sistemico e alla costruzione di servizi di prossimità.

Il quadro che si delinea è quello di un riconoscimento progressivo seppur frammentato del ruolo cruciale svolto dai caregiver familiari. Il tema centrale resta però la mancanza di una tutela strutturata. Per questo, in Parlamento sono in discussione diverse proposte di legge che puntano a introdurre contributi figurativi specifici per i caregiver, così da evitare buchi contributivi e facilitare l’accesso alla pensione. Le ipotesi variano: alcune riguardano solo i caregiver non lavoratori, altre includono anche dipendenti e autonomi, altre ancora prevedono la possibilità di sommare i contributi figurativi a quelli ordinari fino a raggiungere più rapidamente i requisiti per il pensionamento. Tutte, però, fissano un limite massimo di cinque anni di contribuzione figurativa complessiva e, in alcuni casi, adottano criteri simili a quelli del lavoro domestico per calcolare il valore dei contributi. In questo quadro, l’eventuale approvazione del disegno di legge 2789 attualmente in esame rappresenterebbe un passo essenziale per tradurre queste ipotesi in un sistema di tutele più chiaro e coerente.

 

Approfondimento a cura del Centro Studi Giuridici HandyLex

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